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Italia medaglia di bronzo nella classifica dei Paesi più colpiti dai malware

Nel secondo anno contrassegnato dall’emergenza sanitaria l’Italia si conferma nelle prime posizioni della classifica mondiale dei Paesi maggiormente presi di mira dai malware.
In particolare, ora l’Italia è al terzo posto tra i Paesi più colpiti. A gennaio 2021 infatti, l’Italia era il quinto Paese più colpito, a febbraio e marzo il quarto, mentre ad aprile sale sul terzo gradino del podio di questa speciale classifica. Insomma, il nostro Paese è la terza nazione afflitta maggiormente dal fenomeno malware, un risultato per nulla confortante, considerando la rapida ascesa sul podio.

Sul podio Usa, Giappone e Italia, con 4.908.522 attacchi

Il dato, piuttosto allarmante, emerge dall’ultimo report condotto da Trend Micro Research, la divisione di Trend Micro, azienda globale di cybersecurity specializzata in ricerca & sviluppo e lotta al cybercrime. Più in particolare, secondo Trend Micro Research nel mese di aprile 2021 i malware che hanno colpito l’Italia sono stati esattamente 4.908.522, per fortuna un numero decisamente lontano da quello espresso dalle due nazioni che ci precedono.  La top five dei Paesi più attaccati è infatti guidata dagli Stati Uniti, con 31.056.221 attacchi di malware, seguita dal Giappone, al secondo posto, con 30.363.541 attacchi. Dopo la terza posizione italiana si piazzano a poca distanza l’India, con 4.411.584 malware, e l’Australia, con 4.387.315.

I consumatori presi di mira da COINMINER

La famiglia di malware più rilevata in Italia nel mese di aprile da Trend Micro Research, sia in generale sia a livello business, è stata quella denominata DOWNAD, mentre i consumatori sono stati colpiti maggiormente dal tipo COINMINER, una famiglia di malware specializzata nel nascondersi all’interno del sistema per sfruttare le risorse computazionali al fine di produrre criptovaluta. 

Ad aprile sono state fermate 7,3 miliardi di minacce  

I dati del report sono frutto delle analisi della Smart Protection Network, la rete di intelligence globale di Trend Micro che individua e analizza le minacce e aggiorna costantemente il database online relativo agli incidenti cyber. L’obiettivo della Smart Protection Network è quello di riuscire a bloccare gli attacchi in tempo reale grazie alla migliore tecnologia disponibile sul mercato. La Smart Protection Network è costituita da oltre 250 milioni di sensori e blocca una media di 65 miliardi di minacce all’anno.
Ad aprile 2021 la Smart Protection Network di Trend Micro ha gestito 435 miliardi di query, e fermato 7,3 miliardi di minacce, di cui circa l’80% arrivava via e-mail.

Mancano profili tech, come colmare il gap?

Un grande gap tra domanda e offerta difficile da colmare: quello del reperimento di profili tech, indispensabili allo sviluppo digitale. L’accelerazione impressa alla digitalizzazione dalla pandemia rende infatti difficile colmare questo gap. In Europa “ci sono 5,7 milioni di developer di professionisti It che possono supportare le aziende nella digitalizzazione – spiega all’Adnkronos/Labitalia Nelly Bonfiglio, Cco di Codemotion – ma di questo totale solo il 13% è alla ricerca attiva di lavoro”.  Ulteriore criticità è dovuta al fatto che le aziende, “per mettersi in contatto con questi profili hanno bisogno di parlare la loro stessa lingua – osserva Bonfiglio – quindi la grande sfida e la grande difficoltà che oggi riscontriamo è quella di ripensare totalmente il processo di hiring e selezione dei professionisti”.

Il ruolo dei Tech Hr recruiter

Per avere successo nel reperimento di un ottimo professionista, occorre centrare tre obiettivi. “Innanzitutto occorre essere capaci di raccontare le best practices, le cose migliori tra quello che fa l’azienda. Poi bisogna sapere trasmettere la cultura e i valori aziendali – aggiunge Bonfiglio -. E infine bisogna offrire avere salari competitivi”.
Insomma, l’Hr deve lavorare per rendere “sempre più noti la cultura e i valori aziendali, mentre il dipartimento tech può affrontare i processi di selezione in modo puntuale – spiega Bonfiglio -. Per questo nascono sempre più Tech Hr recruiter che si occupano proprio della selezione e del supporto ai dipartimenti tecnici dell’assunzione di figure It”.

Le piccole aziende sono più aperte nel cercare le risorse all’esterno

Contrariamente a quanto si può pensare, nel processo di digitalizzazione le Pmi non sono le più svantaggiate. “Le piccole aziende sono molto più aperte nel cercare le risorse all’esterno – racconta la Cco – Inoltre continuano a nascere molte start up e scale up, e anche in questo caso notiamo movimenti virtuosi: queste nuove realtà hanno un occhio più fresco e sono più flessibili nel farsi guidare”.
In ogni caso, se infrastrutture e competenze sono gli asset fondamentali per lo sviluppo della digitalizzazione, “c’è la sfida della Pa, in tutti i tanti settori di cui si occupa – commenta la manager – basti pensare che solo l’1% della superficie nazionale viene curata con tecnologie smart”.

È necessaria una trasformazione della cultura e dei valori aziendali

L’obiettivo principale è quindi quello di colmare il gap di competenze digitali dell’Italia. “La pandemia ci ha costretto ad andare più veloci verso la digitalizzazione e le aziende devono ‘pensare in digitale’. Non si tratta soltanto di digitalizzare l’offerta – spiega ancora la Cco di Codemotion – e non basta un sito o un team tecnico a portare l’azienda a pensare in digitale. Ma è una trasformazione un po’ generale della cultura e dei valori – aggiunge -. Per questo bisogna fare in modo che tutti i dipartimenti aziendali abbiamo un set minimo di competenze digitali con cui poter affrontare il cambiamento”.

Cosa è l’arredo di lusso?

L’arredo di lusso, noto anche come arredo luxury, è un particolare stile destinato ad una ristretta cerchia di utenti. Si tratta infatti di elementi d’arredo realizzati con materiali molto particolari e dalla lavorazione e dalle finiture di prestigio che, unite al sapiente lavoro degli artigiani, danno vita a dei prodotti assolutamente ricercati ed in grado di arricchire ogni ambiente in cui vengono inseriti.

Uno stile universale

Si tratta sicuramente di uno stile che è in grado di andare incontro alle necessità di arredo e ai desideri di coloro i quali amano il moderno ma anche il classico. Proprio la ricerca dell’estetica e della bellezza in ogni elemento, ma anche dei colori e delle forme, consente di andare oltre quella che è la semplice funzione pratica dell’arredo in questione infondendo invece anche un piacevolissimo aspetto estetico e artistico.

Sempre di più infatti, la tendenza di coloro i quali desiderano arredare casa con gusto e creatività è quella di optare per gli arredi di lusso, ovvero oggetti e complementi che sono realmente in grado di abbinare una funzione pratica ad una estetica, perfettamente in grado di stupire e conquistare al primo sguardo.

La tradizione artigianale italiana

Da sempre infatti, la tradizione artigianale italiana è apprezzata e ricercata nel mondo per la qualità della sua produzione, soprattutto per quel che riguarda gli arredi e complementi di ogni tipo. In particolar modo uno dei materiali più richiesti e ricercati per questo tipo di creazioni è il legno, un elemento naturale che è particolarmente apprezzato e destinato a durare nel tempo.

Esistono oggi per questo degli artigiani del lusso veramente capaci e creativi, perfettamente in grado di interpretare i desideri di coloro i quali desiderano completare l’arredo di casa con dei pezzi particolari e che con il lavoro delle proprie mani sono realmente in grado di dare vita a dei pezzi unici e molto particolari.

Codice della strada e norme anti-Covid. Gli italiani e le regole

Qual è il rapporto degli italiani con le norme, soprattutto quelle anti Covid e quelle del Codice della strada? Alla domanda risponde la Fondazione VINCI Autoroutes con il suo 11° Barometro della guida responsabile. Il sondaggio, realizzato da Ipsos in 11 Paesi europei, presenta una panoramica dei principali comportamenti alla guida e un’analisi del rapporto con le regole sia rispetto al Codice della strada sia alle vigenti norme sanitarie anti-Covid. E dai risultati emerge che il 77% dei conducenti europei e il 75% di quelli italiani non rispettano alcune delle regole imposte dal Codice della strada, e fanno altrettanto con le norme sanitarie anti-Covid.

Il 66% ammette inosservanze nei confronti delle norme anti-Covid 

Nello specifico, il 70% dei conducenti italiani riconosce di non rispettare sempre le regole del Codice della strada. Analogamente, anche se in misura minore, il 66% degli italiani ammette delle inosservanze nei confronti delle norme anti-Covid (gesti di prevenzione, lockdown, coprifuoco, ecc). La prima ragione adottata per spiegare il mancato rispetto delle regole è che non sarebbero sempre adatte alla situazione.

Ciò è affermato dal 40% degli italiani a proposito del Codice della strada e dal 32% a proposito delle regole sanitarie.

Il comportamento degli italiani alla guida

Quanto a coloro che dichiarano di rispettare le regole sembrano motivati dalla loro finalità, vale a dire prevenire i rischi di incidente o contagio.  In relazione al proprio comportamento, il 30% degli italiani ammette però come probabile una parte di responsabilità in caso di incidente e il 39% in caso di contagio. Tuttavia, sono particolarmente numerosi i conducenti che non rispettano le regole di base del Codice della strada. L’86% dei conducenti italiani supera infatti di alcuni chilometri orari il limite di velocità e il 50% passa quando il semaforo è arancione o è appena diventato rosso, il 48% dimentica di mettere la freccia per sorpassare o cambiare direzione, il 40% non si ferma allo stop e il 31% sosta in doppia fila.

Comportamenti a rischio troppo diffusi e buone pratiche in diminuzione

L’8% ammette poi di guidare anche quando ha superato il limite di alcol consentito, il 5% dichiara di mettersi al volante avendo assunto farmaci che potrebbero alternarne la vigilanza, e il 2% si mette in viaggio avendo fumato cannabis o assunto droghe. Inoltre, l’11% dei conducenti italiani ha già avuto, o rischiato di avere, un incidente perché si era addormentato alla guida.  Il 53% dei conducenti italiani non rispetta le distanze di sicurezza, condizione pertanto indispensabile per preservare una buona visibilità sulla strada, e il 47% dimentica di rallentare avvicinandosi a una zona di lavori.

La rivoluzione green giova alle aziende

Investire nella rivoluzione green fa bene alle aziende: un terzo riduce i consumi energetici, un quinto dà un taglio ai rifiuti, il 14% dice addio all’utilizzo di sostanze chimiche nocive, il 10% contiene l’utilizzo delle risorse idriche, e migliorando la logistica, riduce anche le emissioni di CO2. Si tratta di alcuni risultati emersi dall’indagine effettuata su oltre 32mila imprese nell’ambito del progetto Sisprint (Sistema integrato di supporto alla progettazione degli interventi territoriali), condotto da Unioncamere e dall’Agenzia per la Coesione territoriale, e finanziato dal PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020

La riduzione delle materie prime energetiche è il beneficio più frequente

Interrogate sull’impatto ambientale degli investimenti green, il più frequente tra i benefici indicati dalle aziende è la riduzione delle materie prime energetiche (32,7%), con punte del 42% per la Sardegna, del 40% per la Calabria e del 38,7% per la provincia autonoma di Bolzano. Bolzano è anche in cima alla classifica delle aree territoriali in cui le imprese segnalano di aver ridotto i rifiuti investendo in greeneconomy. A fronte di un dato medio del 20%, le imprese altoatesine indicano questo effetto nel 26,2% dei casi, seguite dalle emiliano romagnole (24%) e dalle laziali (23,7%).

Puglia, medaglia d’oro in “chimica verde”

La medaglia d’oro per la riduzione o l’eliminazione di sostanze chimiche nocive, e per l’introduzione o sostituzione di sostanze tradizionali con prodotti di chimica verde, va alla Puglia (18,3%), a fronte di una media del 13,8% a livello nazionale, seguita dalla Liguria (17,8%) e le Marche (16,9%). In testa per il risparmio di acqua le imprese sarde, siciliane e bolzanine. Contro una media del 10,4%, in queste tre aree l’indicazione proviene rispettivamente dal 19,3%, 15,1% e 14,9% delle attività produttive. Per i miglioramenti nella logistica e nei trasporti, con l’abbattimento dell’anidrite carbonica introdotta nell’ambiente, primeggiano le aziende umbre (13%), quelle lucane (12,7%), e quelle campane (12,3%).

La greeneconomy piace a tutti i settori produttivi

Tra le indicazioni delle aziende vi è poi anche la crescita dell’utilizzo di materie riciclate, l’allungamento dei tempi di vita dei prodotti, il recupero di prodotti usati e la loro riconversione in prodotti nuovi. A imboccare la strada della greeneconomy sembrano essere le imprese di tutti i settori produttivi. Tra il 2016 e il 2020, hanno infatti investito in processi produttivi a minor impatto ambientale un quarto delle aziende manifatturiere, il 18,5% di quelle che si occupano di alloggio e ristorazione, il 12,8% di quelle commerciali e dei trasporti/magazzinaggio, il 12,7% delle Attività artistiche, di intrattenimento e di riparazione, e più di una impresa su 10 delle Costruzioni e delle attività professionali, riporta Ansa.

Mutui green, 3 su 100 hanno chiesto un finanziamento ecosostenibile

La tendenza verso l’ecosostenibilità non riguarda più solo gli acquisti relativi alla vita di tutti giorni, come l’alimentare o il food, ma arriva addirittura a coinvolgere il settore dei mutui. E gli italiani si dimostrano sensibili a questa tematica: lo fa presente una recente analisi condotta da Facile.it e Mutui.it, che evidenzia come negli ultimi nove mesi quasi 3 richiedenti su 100 hanno presentato domanda per ottenere un finanziamento ‘verde’ per l’acquisto della casa. Ma di cosa si tratta esattamente e chi lo richiede?

Finanziamenti pensati per acquistare abitazioni ad alta efficienza energetica

Le percentuali sono il frutto dell’analisi di oltre 75mila richieste di finanziamento registrate dai due portali fra maggio 2020 e febbraio 2021:  anche se i numeri sembrano bassi, avverte il report “E’ bene considerare che i mutui green sono prodotti principalmente destinati all’acquisto di immobili ad alta efficienza energetica (classi energetiche A o B) e, stando alle ultime stime ufficiali (Fonte Enea, 2019), in Italia solo il 10% delle unità abitative rientra in questa categoria”. Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it, sottolinea poi che “Nonostante il 2020 sia stato un anno complesso per il settore immobiliare, il mercato dei mutui green ha poco per volta iniziato a prendere forma anche in Italia. Si tratta ancora di una nicchia, ma le potenzialità di crescita sono davvero importanti, soprattutto se consideriamo che grazie al Superbonus 110% molti edifici miglioreranno la propria classe energetica ampliando così il bacino di immobili che potranno accedere a questo tipo di finanziamento”. D’altronde, la possibilità di accedere al Superbonus 110%, stando a un’altra rilevazione, interessa ben 9 milioni di nuclei familiari intenzionati a riqualificare la propria casa.

Il profilo di ha richiesto un mutuo green

Infine, è interessante scoprire l’identikit di chi ha effettuato una richiesta per ottenere un mutuo green. Si tratta in prevalenza di abitanti, nell’ordine, di Trentino-Alto Adige, seguito dal Veneto e dalla Valle d’Aosta. La cifra per cui è stata presentata la domanda è in media  174.151 euro, ovvero il 32% in più rispetto all’importo medio normalmente richiesto agli istituti di credito per l’acquisto di una casa. Una differenza così elevata è dettata dal fatto che gli immobili oggetto di mutuo green sono principalmente abitazioni in classe energetica A o B e pertanto il loro valore è più alto rispetto ad una in classe energetica compresa tra la C e la G.

Qual è il condizionatore perfetto per casa?

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Quale climatizzatore scegliere per i vari ambienti di casa? La domanda può apparire banale ma è bene sapere che spesso compriamo, senza saperlo, condizionatori sovradimensionati rispetto gli ambienti che desideriamo rinfrescare.

Evita un acquisto sovradimensionato

La conseguenza è quella dell’ovvio esborso maggiore che si sarebbe potuto evitare, ma anche di consumi che saranno sicuramente maggiori rispetto quelli di un modello più piccolo e meno potente che sarebbe stato ugualmente adatto. Quando acquistiamo un climatizzatore dunque, la prima cosa sulla quale dobbiamo concentrare la nostra attenzione è la sua potenza è espressa in BTU: per un ambiente grande all’incirca 30 metri quadri, un condizionatore d’aria di potenza pari a 9000 BTU circa è più che sufficiente.

Basta tenere a memoria questa proporzione per riuscire ad acquistare un prodotto commisurato alle proprie necessità, evitando acquisti errati o prodotti ben più potenti di quel che effettivamente sarebbe servito.

Su brezzaclima.it puoi visionare tantissimi modelli di climatizzatori, così che individuare quello più adatto all’utilizzo che intendi farne sarà veramente semplice. Troverai ottimi modelli da parete ma anche da pavimento, delle migliori marche e soprattutto a risparmio energetico, ideali per diminuire i consumi e al tempo stesso rispettare l’ambiente che ci circonda.

Interessanti funzioni che sfruttano la domotica

Ogni singolo articolo presenta una dettagliata scheda prodotto, la quale riporta importanti informazioni tecniche circa la potenza e le caratteristiche di ogni climatizzatore. Alcuni climatizzatori Samsung ad esempio, presentano l’importante funzione “sleep” che consente di addormentarsi al fresco con il climatizzatore in funzione e di programmarne lo spegnimento ad una precisa ora della notte. Altri invece sono azionabili direttamente con i comandi vocali di Alexa o Google Home, così come tramite il Wi-fi.

L’estate sta per arrivare: affrontala con serenità grazie ad un nuovo e potente climatizzatore, e sfrutta le offerte in corso per risparmiare veramente.

Inflazione torna positiva dopo 8 mesi, a gennaio +0,4%.

Nel mese di gennaio, l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,7% su base mensile rispetto allo -0,2% di dicembre, e un aumento dello 0,4% su base annua. Dopo otto mesi di variazioni negative dei prezzi al consumo a gennaio 2021 l’inflazione torna quindi positiva. La stima preliminare era +0,2%. L’inflazione torna positiva prevalentemente per l’attenuarsi della flessione dei prezzi dei beni energetici, passati da -7,7% del mese precedente a -4,9%, sia nella componente regolamentata (da -7,0% a -2,1%) sia in quella non regolamentata (da -8,1% a -6,3%), e in misura minore per l’accelerazione di quelli dei beni durevoli (da +0,6% a +1,2%) e per il calo meno ampio dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da -0,7% a -0,1%).

Crescono i prezzi dei beni energetici, dei beni durevoli e dei beni alimentari

L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi e quella al netto dei soli beni energetici, sono entrambe in crescita (+0,8%) rispetto al +0,6% di dicembre. L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto prevalentemente alla crescita dei prezzi dei beni energetici sia regolamentati (+4,8%) sia non regolamentati (+2,3%), dei beni durevoli (+1,0%) e dei beni alimentari (+0,8%) riporta Askanews. L’inflazione acquisita per il 2021 è pari a +0,6% per l’indice generale e a +0,3% per la componente di fondo.

L’Ipca registra una diminuzione dello 0,9% su base mensile

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona decelerano da +0,6% a +0,4%, mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto attenuano la loro flessione da -0,3% a -0,1%. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) registra una diminuzione dello 0,9% su base mensile e un aumento dello 0,7% su base annua (da -0,3% di dicembre), mentre la stima preliminare era +0,5%. La crescita tendenziale più marcata dell’Ipca rispetto a quella del Nic si deve ai prezzi di abbigliamento e calzature, che su base annua aumentano del 5,2%, invertendo la tendenza e accelerando da -0,2% di dicembre.

L’Indice nazionale dei prezzi al consumo aumenta dello 0,6% su base mensile

L’avvio dei saldi invernali diversificato tra le regioni, a differenza dello scorso anno quando iniziarono tra il 4 e il 5 gennaio, produce infatti un calo congiunturale dei prezzi di abbigliamento e calzature (-18,5%) meno ampio di quello di gennaio 2020 (-22,7%), che si riflette sulla dinamica tendenziale sia di questo raggruppamento merceologico sia dell’indice generale. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (Foi), al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,6% su base mensile e dello 0,2% su base annua.

Le tendenze per il food nel 2021, dai climatariani ai super frutti dell’Amazzonia

L’emergenza sanitaria ha ridefinito molti settori economici, compreso quello alimentare, cambiando i paradigmi e le scelte di milioni di persone. Una ricerca americana dell’International Food Information Council pubblicata su Forbes mostra come il 54% dei consumatori nel 2020 abbia deciso di adottare un’alimentazione più sana rispetto a dieci anni fa. E secondo l’indagine di Innova Marketing Insights, pubblicata su Food Industry Executive, nei prossimi anni aumenteranno i consumi legati ai cibi plant-based. Quanto all’anno appena iniziato, la testata americana Glipsecorp ha individuato i 10 trend principali legati al food per il 2021. Primo fra tutti, il ritorno dei “climatariani”, coloro che seguono una dieta indicata per combattere il cambiamento climatico.

Insetti e fitonutrienti per migliorare le funzioni immunitarie

I cibi del futuro però saranno a base di insetti, fonte di proteine più sostenibili. Minor impatto ambientale e alto valore nutrizionale sono le caratteristiche che hanno permesso lo “sdoganamento” degli insetti da parte della European Food Safety Authority. Da una ricerca di Dealroom, pubblicata su Bloomberg, è emerso che si tratterà di un business dagli oltre 4,1 miliardi di dollari entro il 2025. Tra le principali tendenze alimentari del 2021 figura anche quella dei fitonutrienti, composti vegetali ricchi di proteine e vitamine, ideali per migliorare le funzioni immunitarie. Tanto che secondo una ricerca di Businesswire entro il 2023 il loro consumo raggiungerà 24 miliardi di dollari.

Dai super fruit al foraging, rimettersi in forma dopo i lockdown

Quanto ai super cibi sono in arrivo i super-frutti dell’Amazzonia, come buriti e camu-camu, ricchi di vitamina A e C, e minerali come ferro e calcio, utili per rimettersi in forma dopo i lockdown. Aumenterà anche la richiesta di cibi ad alto contenuto di vitamina D, magnesio, probiotici: secondo un sondaggio di Innova Market Insights 3 consumatori su 5 sono alla ricerca di alimenti che possano aiutare la salute mentale e garantire una migliore qualità del sonno. Non è tutto, perché spopolerà anche la pratica del foraging, ovvero raccogliere piante e ingredienti nei boschi e lungo i fiumi, una pratica sempre più frequente anche nel post pandemia.

Packaging alternativo e cibo intelligente

Oltre al boom del biologico, e la crescita costante del food delivery, l’emergenza sanitaria ha aumentato anche la necessità di trasparenza delle aziende nei confronti dei consumatori, che presteranno molta più attenzione all’origine dei prodotti. Importante sarà anche utilizzare un packaging alternativo alla plastica, che secondo Market Allied Research aumenterà del 12,4% entro il 2022. Un ulteriore trend sarà la digitalizzazione della catena alimentare. Come? Grazie alla presenza di cibi interamente creati da intelligenze artificiali, almeno, secondo una ricerca riportata da Today. 

Specchi in casa: dove posizionarli e dove no

Tutti noi dovremmo posizionare almeno uno specchio in casa, in particolar modo laddove ci sia la necessità di arricchire una parete o una zona particolare del nostro appartamento. Uno specchio infatti, è sicuramente molto importante nell’ambito della vivibilità di una stanza, e parecchie sono oggi le tendenze grazie anche alle proposte  degli interior designer più noti.

Molti sono quelli che ad esempio usano adoperare uno specchio laddove un ambiente sia relativamente piccolo, e vi sia dunque la necessità di aumentare lo spazio percepito attraverso questa illusione ottica. Oggi lo specchio dunque, non serve più esclusivamente a poterci guardare e osservare bene ciò che indossiamo, ma anche per aumentare le dimensioni di una stanza.

Dove è preferibile mettere uno specchio?

La tendenza oggi non è più, come fino a qualche anno fa, quella di avere specchi appesi alle pareti, ma al contrario di avere degli specchi che sono semplicemente poggiati alle pareti. Questo è il risultato di una continua ricerca di ciò che è originale e particolare e che è in grado di dare vita a specchi di design davvero molto particolari.

Sicuramente la camera da letto è uno dei luoghi più azzeccati in cui posizionare uno specchio, dato che presumibilmente è questa la stanza di casa in cui ci vestiamo e dunque è qui che abbiamo necessità di poterci guardare per intero.

Se si decide di optare per uno specchio con cornice è bene prestare attenzione al fatto che questa si adatti bene con tutto ciò che è presente nella stanza. Un altro ambiente in cui potremmo certamente aver bisogno di uno specchio è il bagno, meglio ancora se posizioniamo alcune luci nella parte superiore così da poter essere perfettamente illuminati quando ci osserviamo.

Dove non posizionare specchi in casa

Ci sono infine alcune zone di casa in cui è preferibile non andare ad inserire uno specchio: per esempio è bene non posizionare specchi di fronte ad una finestra per evitare dei riflessi che possono essere fastidiosi, o per evitare che qualcuno dall’esterno possa guardare cosa stiamo facendo dentro casa proprio grazie allo specchio.

Individuato il punto perfetto in cui posizionare il nostro nuovo specchio, potremmo godere dei vantaggi soprattutto nel caso in cui si tratti di uno specchio particolare e ricercato nel design.

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