Lo scenario è sempre più instabile anche per le catene di approvvigionamento. Anzi, le supply chain negli ultimi anni sono finite al centro di una tempesta perfetta. Prima la pandemia ha interrotto i flussi di materiali e trasporti, poi la guerra in Ucraina ha ridotto l’accesso a energia e materie prime. A questo si sono aggiunte le tensioni in Medio Oriente, con il traffico nel canale di Suez sempre più a rischio, e i nuovi attriti tariffari.

Per le imprese italiane questo significa dover rivedere processi e strategie, puntando su pianificazione più agile e strumenti in grado di anticipare i problemi.

Anche se i rischi sono noti, la prevenzione è scarsa

Secondo l’Osservatorio Supply Chain Planning del Politecnico di Milano, la maggior parte delle aziende (82%) controlla i principali fattori di rischio, ma solo poche si spingono più in là.

Appena un quarto delle grandi imprese e il 5% delle PMI ha aggiornato i modelli di gestione, e solo un’azienda su dieci ha veri piani di emergenza o scenari alternativi. In pratica, la vulnerabilità resta alta.

Il ruolo della componente umana

Al centro di ogni trasformazione, anche tecnologica, restano però le persone. Nel complesso, oltre il 60% delle imprese italiane (grandi e PMI) guida internamente i progetti di change management, confermando il valore strategico delle competenze interne.
Due terzi delle aziende scelgono di gestire internamente la trasformazione della pianificazione della supply chain, e solo metà delle grandi imprese investe nello sviluppo delle proprie risorse.

Il problema è che non sempre si investe abbastanza nella crescita professionale. Metà delle grandi aziende non offre percorsi strutturati di formazione, mentre quelle che lo fanno puntano su analisi dei dati, machine learning e intelligenza artificiale, strumenti ormai indispensabili per chi si occupa di pianificazione.

Digitalizzazione e automazione

Negli ultimi dodici mesi sei imprese su dieci hanno avviato progetti digitali, soprattutto per migliorare la pianificazione della domanda e della produzione. L’automazione guadagna spazio: le PMI guardano a soluzioni semplici di raccolta e gestione dati, mentre le grandi aziende provano sistemi più complessi come l’Intelligent Robotic Process Automation.

Accanto a queste iniziative, cresce anche l’attenzione verso la formazione tecnica e manageriale, vista come condizione necessaria per passare da una logica reattiva a una più proattiva.

Dati, sistemi e intelligenza artificiale

Uno dei nodi principali resta l’integrazione dei sistemi informativi. Molte aziende utilizzano ancora piattaforme solo parzialmente collegate, con poca visibilità sulla catena nel suo complesso.

Dove invece esiste una governance dei dati chiara, si aprono spazi interessanti per l’uso dell’intelligenza artificiale: dall’ottimizzazione delle scorte alla previsione della domanda, fino alla pianificazione dei trasporti. Ma per ora si tratta ancora di sperimentazioni, più che di pratiche diffuse.

Il limite culturale e organizzativo

I dati dell’Osservatorio fotografano una situazione chiara: le imprese italiane sono spinte a innovare da un contesto globale incerto, ma allo stesso tempo sono spesso frenate da limiti culturali e organizzativi.

La direzione però sembra segnata: integrazione dei sistemi, automazione e formazione saranno gli ingredienti chiave per costruire supply chain più resilienti e capaci di trasformare le crisi in opportunità di crescita.