Quali sono le abitudini digitali degli italiani in relazione alle innovazioni e agli ultimi trend tech? E come costruire engagement di successo per le aziende?
Risponde l’Osservatorio Nuove Tecnologie di Ipsos, che ha identificato tre fattori cruciali: garantire la privacy dei dati personali degli utenti, evidenziare i benefici di accessibilità ad alcune attività, altrimenti precluse a persone con disabilità, e dimostrare l’efficienza della Realtà Virtuale nelle attività quotidiane, come l’acquisto di prodotti o servizi online.
Il 38% degli utenti teme però che la realizzazione di esperienze o contenuti in realtà estesa (XR) sia un modo per i brand di risparmiare a scapito della qualità. Per superare questa percezione, è fondamentale che le aziende investano in esperienze VR di alto livello, in ambienti tecnologicamente avanzati e user-friendly.
VR, AR e Gaming
Se nel confronto tra Realtà Virtuale e Realtà Aumentata (AR) la prima risulta più conosciuta e utilizzata rispetto alla AR, soprattutto tra i Millennials, il gaming si sta affermando come un mercato ad alto coinvolgimento le cui motivazioni variano con l’età. Per gli adulti è un passatempo rilassante, mentre per i più giovani (under40) rappresenta un modo per mettersi alla prova con sfide e sviluppo di nuove competenze.
In ogni caso, il gaming non è un’attività solitaria. Molti utenti partecipano a competizioni di gioco allargate, rendendo questi contesti virtuali una piazza ampia e promettente per i brand.
Nonostante una persona su due consideri il contesto di gioco un terreno fertile per l’advertising, a oggi solo una piccola percentuale ha acquistato prodotti pubblicizzati nei giochi.
Come invogliare la presenza dei brand nei giochi?
Inoltre, una quota consistente di intervistati non percepisce ancora chiari vantaggi della presenza dei brand nei giochi, ma sarebbe disposta a non saltare gli annunci pubblicitari in-game se ricevesse ricompense reali, come sblocco di contenuti, passaggi di livello o potenziamenti temporanei del proprio personaggio.
Quanto all’AI suscita sentimenti contrastanti. Da un lato, si pensa possa semplificare i processi, dall’altro si teme la perdita di posti di lavoro e la presunta minaccia alla creatività.
Nonostante queste preoccupazioni, la maggioranza si dichiara disposta ad acquisire competenze legate all’AI per integrarla nel lavoro, una percentuale in aumento rispetto alle precedenti rilevazioni dell’Osservatorio.
AI: una cauta apertura al suo utilizzo
I settori in cui ci si aspetta un uso più rilevante dell’AI sono quello medicale (telemedicina e automazione), sicurezza (sistemi di riconoscimento facciale) e in misura minore Marketing e comunicazione.
In questo ambito, persistono timori riguardo un possibile utilizzo distopico e spersonalizzante dell’AI, con scarsa attenzione alla privacy degli utenti esposti a contenuti generati con AI.
Un valore aggiunto potrebbe essere riconosciuto se, tramite dispositivi VR, i dati raccolti e analizzati con l’Intelligenza artificiale offrissero esperienze future più piacevoli o vantaggi concreti. Questo suggerisce una relativa e cauta apertura al suo utilizzo.
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