Per il 2024 le medie imprese del Sud prevedono di raggiungere un incremento intorno al 2% del proprio giro d’affari e delle esportazioni, un dato in contrapposizione al calo atteso dalle aziende del resto d’Italia, rispettivamente del -1,5% e del -4%.
A fare la differenza sono anche gli investimenti nelle tecnologie 4.0, avviati o programmati entro il 2026 dall’87,3% delle medie imprese del Mezzogiorno (contro l’82,1% delle altre).
Inoltre, nei prossimi tre anni il 41,3% inizierà a investire nell’AI (vs 37,5%), non solo per migliorare le attività, ma anche per realizzarne di nuove e più innovative. E lo farà anche grazie alle risorse previste dal PNRR.
Emerge dal rapporto ‘La competitività delle medie imprese del Mezzogiorno tra percezione dei rischi e strategie di innovazione’, condotto dall’Area Studi di Mediobanca, Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere.
In 27 anni raddoppiate: da 213 a 431
Oggi le medie imprese del Sud Italia rappresentano appena lo 0,5% del tessuto imprenditoriale meridionale, ma realizzano complessivamente l’11,9% del valore aggiunto manifatturiero totale dell’area.
In particolare, in Puglia le medie imprese sono 84 e generano l’11,4% del valore aggiunto manifatturiero dell’intera regione.
Ma in poco più di un quarto di secolo il numero di aziende che compone il capitalismo familiare del Mezzogiorno è più che raddoppiato, passando da 213 imprese nel 1996 a 431 nel 2022. La crescita complessiva delle imprese del Centro-Nord della stessa ‘taglia’ è pari al 13%.
Aumentano soprattutto il numero delle Mid-Cap campane (+114), pugliesi (+46) e siciliane (+27).
La pressione fiscale rimane penalizzante
Le medie imprese meridionali registrano dati in controtendenza rispetto alla tradizionale immagine di un Mezzogiorno omogeneamente attardato.
Nel decennio 2013-2022, il loro fatturato è aumentato del 71,2% rispetto al 59,7% delle imprese del Centro-Nord, la produttività è cresciuta del 33,4% rispetto al 29,1% del resto d’Italia, la competitività è aumentata del 26% (vs +13,9%), con un incremento significativo anche della forza lavoro (+29,6% vs +22,3%).
Risultati positivi ancora più rilevanti se si considera che sono stati conseguiti nonostante un tax rate medio del decennio pari al 31,3%, contro il 28,5% degli altri territori.
Se fosse stata imposta la medesima tassazione delle imprese del Centro-Nord, le Mid-Cap meridionali avrebbero risparmiato 220 milioni di euro.
Una su tre assumerà stranieri
Il reperimento di profili professionali adeguati rischia di diventare il principale ostacolo. Negli ultimi 24 mesi, oltre l’80% delle Mid-Cap meridionali ha avuto problemi legati a questa criticità: quota dimezzata per le imprese delle altre aree (42,8%).
Anche per questo, il 33,3% delle medie imprese del Sud punta nei prossimo triennio assumerà lavoratori stranieri, soprattutto per l’indisponibilità di lavoratori italiani (61,9%) e la mancanza di giovani (28,6%).
Sempre in tema di ‘capitale umano’, però, la presenza femminile in queste imprese è pari solo al 12,4% della forza lavoro, e solo il 3% in una posizione manageriale (altre aree, 27,3% e 9,7%).
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