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Categoria: Numeri e curiosità Pagina 7 di 9

Cara Italia, viaggiare nel 2023 costa troppo

Oltre 5 milioni di italiani non sono partiti per le vacanze estive a causa degli aumenti generalizzati dei prezzi. Aumenti che nella migliore delle ipotesi hanno eroso la capacità di risparmio delle famiglie, e nella peggiore hanno intaccato i risparmi accantonati negli anni passati, pregiudicando la possibilità di concedersi un viaggio. Secondo l’indagine di Facile.it e Consumerismo No Profit gli italiani che nonostante tutto sono riusciti a mettere da parte un piccolo budget da destinare alle ferie hanno però dovuto fare i conti con un secondo problema, il caro-vacanze. Così, circa 3,2 milioni di italiani alla fine hanno deciso di rinunciare a partire. Soprattutto i giovani tra 18-24 anni, di cui il 53,8% è restato a casa per questa motivazione.

Treni, aerei e benzina

Secondo l’indagine i prezzi dei treni sono in linea con i periodi precedenti, e tranne acquisti dell’ultimo minuto non hanno subito grandi oscillazioni. Diversamente, i voli nazionali ed esteri sembrano aver subito incrementi anche oltre il 50%. Anche chi sceglierà di raggiungere la destinazione estiva con il proprio veicolo dovrà fare i conti con l’aumento del prezzo del carburante. Da giugno a fine luglio i prezzi di diesel e benzina sono aumentati rispettivamente dal 6% al 12% e dal 5% all’11%. Ma i prezzi potrebbero essere decisamente più elevati se ci si rifornisce in autostrada, dove le tariffe tendono a essere più alte.

Hotel e stabilimenti balneari

I prezzi di hotel, B&B e case vacanza hanno raggiunto il picco storico. Per una sola notte in B&B o hotel in due a Roma la spesa media si aggira intorno a 150 euro. A Milano anche 180, e paradossalmente anche località fino a qualche tempo fa più economiche, come Napoli e Palermo, ormai sembrano essere diventate mete solo per chi può spendere molto. Quanto alle spiagge, una giornata in spiaggia libera può costare anche il 75% in meno di una giornata presso uno stabilimento attrezzato, dove attualmente i prezzi giornalieri oscillano tra 30 e 50 euro per due lettini e un ombrellone.

Ristoranti e gelati

Non sedersi a tavola prima di aver visto i prezzi. Preferire i giorni della settimana meno affollati. Attenzione al costo di vini e alcolici, che spesso determinano anche il 50% dell’importo del conto. Sono le buone abitudini da osservare per non farsi andare di traverso il boccone.
Ma è il prodotto tipico dell’estate quest’anno a essere particolarmente salato. Il gelato sta infatti registrando sensibili rincari: a maggio l’incremento medio è del +22% rispetto al 2022.
A pesare sui listini è l’incremento dei costi delle materie prime, come uova, zucchero, frutta, ma anche il caro-energia che determina aggravi dei costi di produzione. A crescere sono i prezzi dei gelati venduti ai supermercati, nei bar, ma anche coni e coppette delle gelaterie. A Roma nelle zone più turistiche un cono piccolo da due gusti supera i 4 euro.

Il cappotto verde sugli edifici? Riduce di 1 grado il clima nelle città

Durante l’estate, il cosiddetto “cappotto verde” sugli edifici, costituito da tetti e muri esterni ricoperti di vegetazione, ha dimostrato di ridurre di oltre 1 °C la temperatura dell’aria nelle città. Questo è ciò che emerge da uno studio condotto dall’ENEA e pubblicato su Energy and Buildings, che ha valutato l’efficacia dell’utilizzo diffuso di soluzioni green per contrastare le isole di calore nelle zone urbane densamente popolate di Roma e Torino, concentrandosi su una tipica giornata estiva.

I test da Roma a Torino

I ricercatori ENEA del Dipartimento di Efficienza Energetica hanno simulato tre scenari di mitigazione, ciascuno caratterizzato da diverse combinazioni di soluzioni green. A Roma, il scenario più efficace nel ridurre le temperature prevede l’utilizzo di 12mila m2 di tetti verdi in combinazione con 60mila m2 di facciate verdi, il che ha portato a una riduzione media della temperatura di 0,33 °C, con picchi fino a 1,17 °C alle ore 15. La ricercatrice ENEA Tiziana Susca, che ha lavorato allo studio insieme ai colleghi Fabio Zanghirella e Vincenzo Del Fatto, spiega che il merito principale di questo abbattimento della temperatura va attribuito alle pareti verdi, il cui effetto è maggiore quanto più alto è l’edificio. Al contrario, i tetti verdi estensivi si sono dimostrati inefficaci nel mitigare direttamente il riscaldamento urbano quando installati su edifici alti, ma sono comunque utili per ridurre la temperatura interna delle abitazioni e, di conseguenza, l’uso dell’aria condizionata.A Torino, sono stati registrati circa 0,5 °C di riduzione della temperatura esterna dell’aria in due scenari che prevedevano rispettivamente 6mila m2 di “living wall” e altrettanti di facciate verdi sugli edifici. Entrambi i casi riguardavano abitazioni situate lungo canyon urbani, paralleli alla direzione principale del vento, una condizione favorevole per disperdere il calore accumulato.

Meno efficaci durante le giornate caldissime, però…

Gli studiosi hanno anche evidenziato che durante le ondate di calore, le soluzioni green hanno un’efficacia leggermente inferiore rispetto a una tipica giornata estiva, poiché il fenomeno climatico estremo riduce il potenziale di raffreddamento delle piante a causa della chiusura degli stomi, le piccole aperture sulle foglie attraverso cui avviene lo scambio gassoso con l’esterno.

Uno strumento per contrastare gli effetti dell’urbanizzazione

La ricerca dell’ENEA è particolarmente rilevante considerando che l’urbanizzazione sta crescendo rapidamente. Nel 2016, le aree urbane coprivano quasi il 1,29% della superficie terrestre, e la popolazione urbana rappresentava il 54,4% della popolazione globale. Secondo le stime delle Nazioni Unite, questa percentuale raggiungerà il 68,36% entro il 2050, portando a un ulteriore aumento delle temperature urbane superficiali a causa dell’urbanizzazione in aumento. Le previsioni relative agli scenari di espansione urbana indicano che, in un contesto basato sull’utilizzo di combustibili fossili, l’Europa potrebbe subire un ulteriore aumento medio delle temperature superficiali pari a 0,12 °C in estate entro il 2100.

Un terzo delle imprese innovative è in Lombardia

Quasi 110.000 imprese, oltre il 30%, delle circa 359.000 imprese più innovative presenti su tutto il territorio nazionale, si concentra in Lombardia. Lo attesta lo studio di marketing intelligence realizzato da CRIF. Lo studio ha preso in esame le imprese che mostrano un elevato grado di innovazione, misurato con il livello 1 e 2 dell’Innovation Score di CRIF. I criteri considerati vanno dallo sviluppo di brevetti innovativi all’approccio smart al business, dagli investimenti in ricerca e sviluppo all’attività di export. E se nella regione lombarda si concentra il maggior numero di imprese innovative del paese, sul podio a livello regionale si piazza anche il Lazio, con 45.000 imprese innovative (12,5%), seguito dal Veneto, con oltre 38.000 (10,7%). Fanalino di coda è il Mezzogiorno, con regioni quali Sicilia e Puglia che non superano le 10.000 imprese innovative, o addirittura le 5.000 in Calabria e Sardegna.

Piccole per numero di addetti e votate all’ICT e alla consulenza

In generale, le imprese individuate dallo studio presentano fatturati e numero di dipendenti non troppo elevati. Circa il 60% delle realtà più innovative conta infatti meno di 5 dipendenti e fattura meno di 5 milioni di euro. Analizzando, invece, i primi 10 settori merceologici di provenienza delle imprese innovative lo studio evidenzia come il settore ICT continui a mantenere un valore predominante, in particolare, la Produzione di software, insieme a quello della consulenza.

Il 74% è una società di capitali

Quanto alla forma legale delle imprese a maggiore innovazione emerge che nel 74% dei casi si tratta di società di capitali, quindi, realtà maggiormente strutturate e patrimonializzate.
A confermare la solidità di queste imprese è anche l’indicatore di affidabilità calcolato da CRIF: nel 65% dei casi le imprese innovative sono anche quelle più affidabili con rischio minimo o più basso della media.

Come supportarle nella crescita?

“I player finanziari avranno un ruolo chiave nel supportare lo sviluppo di queste imprese innovative – commenta Elena Mazzotti, Chief Client Innovation & Strategy di CRIF -. A fare la differenza sarà la capacità di individuare correttamente il loro profilo e di affiancarle nel percorso di crescita da un punto di vista finanziario e consulenziale, sviluppando un’offerta di servizi che vada a coprire non solo le esigenze di credito, ma anche altri bisogni connessi al ciclo di vita dell’impresa. Ad esempio, internazionalizzazione, piani di transizione verso una produzione sostenibile, advisory connessa all’utilizzo del PNRR e delle fonti di finanza, e coperture assicurative specifiche per differenti tipi di rischi”.

Il settore turistico non conosce i propri clienti

Il percorso delle aziende verso la creazione di una relazione coerente e integrata con i turisti è ancora lungo. Il settore turistico italiano non conosce i propri clienti: solo il 6% delle imprese turistiche ha una buona conoscenza di profili, gusti e preferenze dei visitatori, mentre il 38% non ne ha nemmeno una conoscenza sufficiente. Secondo il rapporto sulla digitalizzazione dei canali di vendita nel settore turistico, realizzato dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano in collaborazione con Minsait, solo il 2% delle aziende ha instaurato con i clienti una relazione continuativa, mentre il 37% riesce a farlo solamente su alcuni canali di contatto o per alcune categoria di clienti o attività.
E quasi due terzi delle imprese interagisce con i clienti solo nel momento dell’effettiva vendita o fruizione del servizio.

L’immaturità si ripercuote sulla qualità dell’offerta

Una situazione di immaturità che impedisce di avere una visione completa dei turisti nazionali e internazionali che scelgono l’Italia come destinazione. Solo il 27% delle imprese del settore ha infatti raggiunto la cosiddetta Single Customer View, mentre il 43% ha iniziato a costruirla solo con alcuni dati a disposizione, e tra i rimanenti, circa un terzo non ha ancora integrato nessuna tipologia di dato.
Tutto ciò si ripercuote sulla qualità dell’offerta in un settore centrale per l’economia italiana.

La chiave per un turismo intelligente

 “Dobbiamo essere aperti alla rivoluzione tecnologica e digitale per avvicinare le nostre meraviglie nel modo migliore ai nostri visitatori – afferma Alberto Bazzi, direttore di Digital Business Technologies di Minsait Italia -. E questo significa concentrare l’innovazione in tre aree prioritarie: Dati, Customer Experience e Phygital”.
Nel turismo italiano, i principali canali di contatto utilizzati nella relazione con i visitatori sono social network, siti web proprietari, email e contact center, presidiati dalla quasi totalità delle imprese del settore. Per quanto riguarda i canali transazionali, emergono le strutture ricettive (hotel e i villaggi vacanze) e i siti web, che svolgono un ruolo chiave anche nelle attività di customer relations e comunicazione unidirezionale, affiancati dalle agenzie viaggi, social network, contact center e siti di aggregatori online.

L’integrazione digitale è ancora lontana

Tuttavia, la presenza in questi canali non garantisce un’efficace integrazione dei dati raccolti. Il settore, infatti, non ha ancora raggiunto una vera omnicanalità. Solo il 16% delle aziende è in grado di tracciare i propri clienti su tutti i canali, mentre il 60% riesce a farlo solamente su alcuni (ad esempio, quelli digitali). Il 24% delle imprese non è invece in grado di riconoscere i clienti quanto si interfacciano con i canali aziendali. Il 51% delle aziende turistiche, però, ha iniziato a raccogliere le informazioni in un singolo database o in più database comunicanti tra loro, sebbene resti ancora lontana una vera integrazione digitale. Le imprese non hanno infatti ancora un’infrastruttura tecnologica evoluta, come un’architettura a microservizi, o un Digital Integration Hub.

Pagamenti digitali: 397 miliardi di euro di transato nel 2022 

In Italia il transato con strumenti di pagamento digitale continua a crescere a doppia cifra, e nel 2022 raggiunge 397 miliardi, pari al 40% dei consumi.  Si tratta di un valore che include sia i pagamenti basati su carte e wallet (390 miliardi di euro, in crescita del +18% rispetto al 2021), sia i pagamenti basati su conto corrente, corrispondenti a 7 miliardi di euro di transato. La crescita generale si riflette su tutte le componenti, sia su quelle più tradizionali, come le carte, dove i pagamenti Contactless raggiungono 186 miliardi di euro (+45% sul 2021), sia sui nuovi metodi di pagamento, gli Innovative Payments, che registrano un valore di 20,3 miliardi (+107%). Sono alcune evidenze emerse dall’Osservatorio Innovative Payments della School of Management del Politecnico di Milano.

Mobile e Wearable

All’interno degli Innovative Payments, sono Mobile e Wearable a rappresentare le due componenti fondamentali della crescita. Nel corso del 2022, infatti, gli italiani hanno usato sempre di più smartphone o dispositivi indossabili per effettuare pagamenti in negozio, per un totale di 16,3 miliardi di euro di transato (+122% rispetto al 2021). Lo smartphone è inoltre centrale anche nelle sperimentazioni di nuove versioni delle valute di banca centrale, le cosiddette Central Bank Digital Currency (CBDC). I progetti più avanzati in questo ambito sono concentrati nei Paesi Asiatici, ma anche l’Unione Europea ha avviato i lavori per implementare il cosiddetto Euro Digitale, e sta considerando lo sviluppo di un’app che ne permetta l’utilizzo in negozio, in modalità contactless o con QR code, e anche online.

Buy Now Pay Later

Tra i servizi correlati al pagamento che stanno destando sempre più interesse tra i consumatori c’è sicuramente il Buy Now Pay Later (BNPL). La sua crescita ha caratterizzato il 2021 e si conferma anche nel 2022, contribuendo in maniera significativa all’incremento generale dei pagamenti digitali. Il 13% degli italiani ha dichiarato di avere già utilizzato questo tipo di servizio per uno o più acquisti online e/o in negozio, mentre il 33% è intenzionato a servirsene in futuro (67% se si considerano anche gli indecisi). Nel 2022 le transazioni BNPL hanno raggiunto i 2,3 miliardi di euro, con una crescita del +253% rispetto al 2021. L’86% del valore, inoltre, riguarda acquisti effettuati su Internet, un risultato che porta il BNPL a rappresentare circa il 4% di penetrazione nel mondo online.

Digital Wallet e identità digitale

A livello europeo cresce poi l’attenzione sui Digital Wallet, con particolare attenzione al tema dell’identità digitale come abilitatore, non solo, di pagamenti. La recente revisione del regolamento eIDAS ha proprio lo scopo di introdurre nel 2024 l’European Union Digital Identity Wallet (EUDI wallet), un insieme di servizi certificati che permette agli utenti di richiedere, conservare e condividere le informazioni personali per accedere ai servizi online e firmare documenti elettronici.

La filiera del legno-arredo italiano cresce ancora

Ottimi numeri per la filiera del legno-arredo Made in Italy. Lo confermano i dati relativi al terzo trimestre appena diffusi dal Centro Studi di FederlegnoArredo su fonti Istat. Le esportazioni della filiera nei primi nove mesi del 2022 sono state pari a circa 15,6 miliardi di euro e sono cresciute complessivamente in tutte le regioni italiane del 16%, rispetto allo stesso periodo del 2021. Un dato ancora positivo, ma che comunque mette in luce un certo rallentamento.  Nel semestre gennaio-giugno 2022 la crescita di export della filiera era stata del 18,4%, decrescendo trimestre dopo trimestre nel confronto con i trimestri del ’21: dal +21% del primo trimestre, al +16% del secondo al +11% di luglio-settembre 2022.  Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, come riferisce Askanews, coprono quasi il 70% del valore esportato.

Lombardia prima per export

La Lombardia (3,7 miliardi di euro) con il +18,8% di export di filiera si conferma tendenzialmente stabile rispetto al risultato di gennaio-giugno (+19%) e di luglio-settembre +18,4%. Confrontando i primi tre trimestri ’22 con i trimestri ’21, si passa dal +22,8% di gennaio-marzo, al +15,8% di aprile-giugno per poi risalire a luglio-settembre al 18,4%. Esporta principalmente in Francia (+14,5%) ma ha registrato la crescita più consistente negli Stati Uniti – secondo mercato di sbocco – con un +30,7%, mentre negli Emirati Arabi Uniti – decimo mercato – la crescita è stata del +27,7%. La provincia di Monza e Brianza risulta al terzo posto in Italia per valore esportato con 983 milioni di euro e una crescita pari al 19,2%. 

Ottime performance per Veneto e Friuli

Il Veneto (3 miliardi di euro) presenta invece qualche segno di rallentamento, passando dal +15,5% di gennaio giugno 2022, al +14,5% di gennaio-settembre e con un luglio-settembre che scende a +12,3%, arretrando di circa 2 punti dal primo trimestre (+14,6%) e di ben 4 punti dal secondo trimestre (+16,4%). La regione ha in Germania lo sbocco principale per il suo export, dove la crescita è del +19,1%, ma sono le esportazioni verso il Belgio – settimo mercato – con un +20,5% a decretarlo il Paese con la crescita maggiore tra i Paesi più significativi. Treviso rimane la prima provincia a livello nazionale per valore esportato della filiera legno-arredo con 1,8 miliardi di euro e un +12,7% rispetto allo stesso periodo del 2021. Il Friuli Venezia Giulia (1,9 miliardi di euro) con un +21,7% è la regione che ha registrato la variazione percentuale più alta nei primi 9 mesi del 2022, ma allo stesso tempo è quella che ha registrato la frenata più brusca rispetto al +25% del semestre precedente, con i trimestri che evidenziano un netto calo rispetto al ’21 pari a oltre 11 punti percentuali: primo trimestre +26,4%; secondo trimestre +23,8%; terzo trimestre +15%.

Arrivano i saldi: il budget medio è circa 160 euro

A quanto emerge dal sondaggio condotto da Fismo, federazione dei negozi specializzati in moda di Confesercenti, insieme a IPSOS, il 72% dei consumatori italiani si dichiara interessato ad acquistare almeno un capo in saldo. Ma c’è un ulteriore 23% che deciderà in base alle offerte. I saldi invernali 2023, il primo grande appuntamento commerciale dell’anno, sono iniziati in tutta Italia. Dopo la partenza anticipata al 2 gennaio in Basilicata e Sicilia, a cui è seguita la Valle d’Aosta il 3 gennaio, giovedì 5 gennaio i saldi si sono aperti anche in tutte le altre regioni. E gli italiani dichiarano di avere ‘stanziato’ un budget medio per gli acquisti di circa 160 euro a persona.

Nel Centro Italia si spenderà di più: 216 euro

Ad avere già stabilito un budget è il 62% di chi è interessato ai saldi. La media di 160 euro nasconde però una spesa media fortemente diversificata a livello regionale. Nel Centro Italia infatti si spenderanno in media 216 euro, un budget sensibilmente più alto di quello allocato mediamente nelle regioni del Nord e del Sud (rispettivamente 148 e 147 euro). Anche l’analisi per genere ed età restituisce divari. A spendere di più saranno gli uomini, con 195 euro circa di spesa media pro capite, contro 125 euro delle donne, 182 euro degli over 35 e 115 dei più giovani.  

Un evento legato allo shopping nei negozi fisici

Ad attendere l’apertura delle vendite di fine stagione sono soprattutto le donne: 3 su 4 sono interessate all’acquisto, contro il 69% degli uomini. A livello territoriale, invece, la maggiore percentuale di intenzionati a comprare si registra nelle regioni del Sud e nelle Isole, dove il 76% vuole approfittare dei saldi. Una quota che scende al 72% al Nord e al 68% nel Centro.  Ma dove si compra? Nonostante la concorrenza del web, i saldi rimangono un evento legato all’esperienza di shopping nei negozi. L’89% di chi parteciperà ai saldi acquisterà presso un punto vendita fisico, mentre il 59% si rivolgerà al canale online. I negozi sono preferiti soprattutto da over35 (90%) e al Centro Italia (92%). 

Maglioni, scarpe e biancheria intima 

Nel 2023 in cima ai desideri degli italiani ci sono i maglioni. A progettare di acquistarne almeno uno è il 63% degli intervistati (68% al Sud), quota leggermente superiore a quella dei consumatori interessati alle scarpe (62%), acquisto tradizionale dei saldi invernali. Seguono, abbigliamento intimo (41%), gonne e pantaloni (39%), magliette, canottiere e top (35%), camicie e camicette (33%), e borse (31%). Il 30% proverà invece a portarsi a casa un capospalla a prezzo scontato.
Il 28% cercherà invece abiti e completi, mentre il 26% approfitterà dei saldi per un nuovo foulard, una sciarpa o un cappello. E se il 22% cercherà un’occasione per la biancheria per la casa, il 20% punta ad acquistare un prodotto di piccola pelletteria, come portafogli o portacarte, e il 18%, cinture.

Carte elettroniche: sono oltre 2,8 milioni gli italiani truffati

Secondo l’indagine commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat, in un anno più di 2,8 milioni di nostri connazionali (6,5%) sono stati truffati nell’ambito dei pagamenti digitali con le carte elettroniche, per un danno economico medio pari a 196 euro. Più di una frode su 3 (37,7%), nel caso delle carte, è passata tramite un’email, mentre il 28,8% attraverso un falso sito web. Il 26,7%, invece, è stata portata a termine tramite un sms. Con il Natale alle porte e i siti di e-commerce presi d’assalto, basta poco per cadere in trappola. Sono infatti moltissimi gli italiani che in soli dodici mesi hanno subito una truffa nell’ambito delle carte elettroniche.

Il 30,8% non ha sporto denuncia

Come si comportano i truffati dopo aver subito una frode legata a una carta di debito, credito o prepagata? Il 30,8% ha deciso di non denunciare. Molti, più di 2 su tre, non lo hanno fatto per ragioni economiche, perché il danno era basso o erano sicuri di non recuperare quanto perso, mentre l’11% non ha sporto denuncia per motivi di natura psicologica: ‘si sentivano ingenui per esserci cascati’ o ‘avevano paura di essere scoperti dai familiari’.
Le vittime predilette sono soprattutto gli uomini (7,2% vs 5,9% donne), gli appartenenti alla fascia anagrafica 18-24 anni (13,3%), e a dispetto di quanto si possa pensare, chi ha un titolo di studio universitario (7,1% rispetto al 6,2% rilevato tra i non laureati).

Le regole per mettersi al riparo dai malintenzionati

Per aiutare a riconoscere i rischi quando si utilizzano carte di credito, debito o prepagate, Facile.it ha pubblicato un podcast con alcune regole da seguire per mettersi al riparo dai malintenzionati. Anzitutto, per tenere sempre sotto controllo i movimenti della carta, è possibile attivare le notifiche sms o quelle dell’app della banca per ricevere un messaggio ogni volta che viene utilizzata una carta collegata al conto. L’estratto conto poi non è da sottovalutare. Il riepilogo delle spese è molto importante sia per monitorare le uscite sia per rilevare eventuali anomalie ed errori di pagamento. E attenzione ai pagamenti non tracciati. Quando si fanno acquisti online diffidare da richieste di pagamenti non tracciati, come ad esempio la ricarica di una carta prepagata: è proprio questa la modalità preferita dai malfattori.

Evitare di scaricare programmi illegali

Allo stesso modo, è bene fare attenzione anche ai siti che non permettono metodi di pagamento alternativi alla carta di credito.
Ma che sia tramite smartphone o computer, quando si opera online è importante dotare il dispositivo di un antivirus per proteggerlo da eventuali intrusioni. Evitare, inoltre, di scaricare programmi craccati o illegali perché possono rappresentare un pericolo per la sicurezza del device e del conto corrente. Inoltre, per evitare che una volta sottratta la carta venga usata liberamente, il consiglio è di non tenere mai il codice di sicurezza nel portafoglio insieme alla carta. In ogni caso, meglio camuffarlo per non renderlo riconoscibile.

Black Friday 2022: i prodotti della Tecnologia di consumo a -1,3% 

Durante la settimana del Black Friday 2022, dal 21 al 27 novembre 2022, il mercato italiano della Tecnologia di consumo ha registrato vendite per un controvalore pari a 492 milioni di euro, ma rispetto al 2021 segnano un -1,3%. Un trend lievemente negativo, quindi, nonostante in ripresa rispetto alle settimane precedenti. Dopo la forte crescita nel 2021 negli ultimi mesi il settore della Tecnologia di consumo ha iniziato a mostrare segnali negativi. Le ragioni sono ascrivibili all’effetto saturazione di alcuni settori, risultati in forte crescita nei due anni precedenti, come l’IT e l’Office, ma anche alle difficoltà del contesto economico legate all’inflazione, l’incremento dei costi dell’energia e le crescenti incertezze dei consumatori.

Rispetto al 2019 il valore del mercato aumenta del +2%

Le rilevazioni effettuate da GfK sul Panel Weekly per le categorie più importanti del mercato della Tecnologia di consumo, tra cui TV, PC, Smartphone, Tablet, Frigoriferi, Lavatrici, Aspirapolvere, e Stampanti mostrano un calo del -1,3% rispetto al Black Friday 2021. 
Rispetto al fatturato della settimana media riferita all’ultimo anno si registra però un incremento del +125%. E confrontando il dato 2022 con il Black Friday 2019 il valore del mercato è aumentato del +2%, evidenziando una buona performance rispetto al periodo pre-pandemico.

Cresce il canale online: +9%

Per la settimana del Black Friday le vendite tramite internet contribuiscono al 37% del fatturato totale. Cresce infatti soprattutto il canale online (+9%), mentre rallentano i punti vendita tradizionali (-7%). 
I comparti che hanno ottenuto la migliore performance sono stati l’Home Comfort (+14%), Piccolo Elettrodomestico (+12%), Informatica e Office (+4%) e Telefonia (+4%). Quanto alle tre categorie più importanti in termini di fatturato, crescono gli Smartphone (+4%), mentre PC Portatili (-4%) e TV (-17%) risultano in calo rispetto allo scorso anno. Escludendo queste due ultime categorie dal perimetro dei prodotti il mercato segnerebbe un dato positivo.

L’impatto delle attività promozionali è del 41% sui volumi venduti

Rispetto al Black Friday 2021 i prodotti che hanno registrato le crescite più rilevanti sono stati i Mediatablets (+44%). Molto positivi anche i Condizionatori (+34%) e i Forni a Microonde (+26%), le cui vendite sono legate al risparmio sul consumo di gas domestico. Inoltre, rispetto agli ultimi anni è tornato a crescere l’impatto delle attività promozionali nella settimana del Black Friday, arrivando al 41% dei volumi venduti, con un taglio prezzo di almeno il 15%.

Gelato, un business ghiotto: vale 2 miliardi di euro l’anno

E’ uno dei fiori all’occhiello del Made in Italy, apprezzato ed esportato in tutto il mondo. E’ il gelato artigianale, tra i prodotti più amati della tradizione gastronomica tricolore. Ma questo prodotto ha anche un valore economico di tutto rispetto: circa 2 miliardi di euro l’anno. Insomma, un comparto che muove oltre 70mila posti di lavoro, come rivela l’ultima indagine della Cgia di Mestre, realizzata appositamente per la Mig 2022, Mostra internazionale del gelato a Longarone Fiere.

Artigianale è meglio

Lo studio della Cgia di Mestre prende le mosse da un’analisi complessiva del comparto del gelato, all’interno del quale l’artigianato occupa oltre i tre quarti delle sedi d’impresa e la metà degli addetti, e rappresenta la componente più tradizionale e apprezzata (anche se non è facilmente individuabile da dati e numeri, in quanto i Codici Ateco sono differenti e non attribuiti in maniera esclusiva al gelato artigianale). L’intero comparto del gelato, individuato dai codici Ateco insieme alle pasticcerie, conta al 30 settembre 2022 18.885 sedi di impresa attive per un totale di 25.528 localizzazioni e 76.778 addetti. Si tratta di un comparto in crescita costante dal 2014 in avanti, con un aumento delle localizzazioni che ha conosciuto una sosta solo nel 2020, anno del Covid. Tuttavia, i numeri sono stati prontamente recuperati nel biennio 2021-2022. 

Oltre 15mila imprese e 21mila punti vendita

Il mondo artigiano (inserito per la gran parte nei Codici Ateco 56.10.3 “Gelaterie e pasticcerie” e 56.10.41 “Gelaterie e pasticcerie ambulanti”) viene stimato nel report Cgia in 15.719 imprese, per un totale di oltre 21mila punti vendita, circa 62 mila addetti interessati e 30mila unità di lavoro sostenute dai ricavi del gelato artigianale.
Un mondo che si muove e lavora dietro a coni e coppette. E in grado di muovere circa 2 miliardi di euro l’anno. Secondo le stime della Cgia, il fatturato del comparto del gelato si aggira sui 2,1 miliardi, di cui poco meno della metà ascrivibili al solo settore artigianale. Il consumo di gelato da parte dei residenti è di circa 1,7 miliardi di euro – secondo l’Istat ogni famiglia in Italia nel 2021 ha speso quasi 70 euro in gelato – ma va aggiunto anche l’apporto dei turisti.
“Il comparto della gelateria è un settore che tutto sommato dimostra una certa tenuta” commenta il segretario della Cgia di Mestre, Renato Mason. “Pur tra mille difficoltà, ordinarie – il peso della burocrazie e il livello della pressione fiscale – e straordinarie – il lockdown, la crisi energetica, l’aumento dei tassi di interesse – continua ad assicurare occupazione e a produrre ricchezza”.

La produzione? Soprattutto in Lombardia 

A livello territoriale, i laboratori di produzione artigianale del gelato sono concentrati soprattutto in Lombardia (2.120 sedi di impresa), Sicilia (1.610), Campania (1.564), Lazio (1.453), Veneto (1.305) ed Emilia Romagna (1.235). La densità delle sedi attive mette in cima alla classifica le province siciliane, le località marittime di Calabria, Toscana e Liguria, ma anche le province venete, in particolare Venezia (37 sedi ogni 100mila abitanti) e Belluno (38 sedi ogni 100mila abitanti). Non per niente la provincia dolomitica è riconosciuta come patria del gelato artigianale, luogo d’origine di grandi maestri gelatieri che da 63 anni propone la Mig – Mostra internazionale del gelato.

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