Negli ultimi 12 anni a livello nazionale i prestiti bancari alle aziende hanno registrato una caduta del 27%, pari a -247 miliardi di euro di impieghi vivi in essere.
Per l’Ufficio studi CGIA questo trend rischia di alimentare, indirettamente, un fenomeno preoccupante: la presenza sempre più diffusa nell’economia reale delle organizzazioni criminali.
Nei momenti di crisi, infatti, sono gli unici soggetti che dispongono della liquidità necessaria per ‘aiutare’ chi si trova in difficoltà economica. In particolare, nei settori ad alta intensità di contante (ristorazione, intrattenimento, sale giochi), in quelli che richiedono il controllo del territorio (edilizia) e nei comparti meno innovativi, che non richiedono competenze specialistiche.
Ulteriore conferma viene dall’Europol: l’80% delle organizzazioni criminali attive in Europa utilizza le imprese per reinvestire i proventi ottenuti illecitamente.
I reati “spia”
I segnali di una presenza consolidata della criminalità nel mondo delle imprese del Nord risalgono a 25 anni fa. Se a livello territoriale la presenza più diffusa delle organizzazioni economiche criminali si registra nel Mezzogiorno, segnali inquietanti indicano la presenza di realtà illegali nelle aree economicamente più avanzate del Centro-Nord.
I territori dove l’economia locale è fortemente condizionata dalla spesa pubblica, e il livello di corruzione della PA è elevato, sono più vulnerabili dal potere corruttivo, ma è possibile riconoscere un’area geografica più a rischio anche dall’elevata presenza di reati ‘spia’.
Dove il numero di denunce all’autorità giudiziaria per estorsione/racket, usura, contraffazione, lavoro nero, gestione illecita del ciclo dei rifiuti, scommesse clandestine, gioco d’azzardo è molto alto, la probabilità della presenza radicata di una o più organizzazioni criminali di stampo mafioso è molto alta.
Le aree più esposte
Secondo uno studio realizzato a fine 2021 dalla Banca d’Italia, presentano un indice di presenza mafiosa preoccupante le province di Roma, Latina, Genova, Imperia e Ravenna. Meno colpite, ma comunque con forti criticità, anche le provincie di Torino, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Varese, Milano, Lodi, Brescia, Savona, La Spezia, Bologna, Ferrara, Rimini, Pistoia, Prato, Firenze, Livorno, Arezzo, Viterbo, Ancona e Macerata.
Meno investite dal fenomeno, invece, le province del Triveneto (con leggeri segnali in controtendenza a Venezia, Padova, Trento e in particolare, Trieste), la Valle d’Aosta e l’Umbria.
Nel Mezzogiorno, i territori meno interessati dalla presenza del fenomeno mafioso sono le province di Matera, Chieti, Campobasso, e le sarde Olbia-Tempio, Sassari e Oristano.
Dove si fa sentire maggiormente il taglio del credito?
Nell’ultimo anno a livello provinciale la contrazione degli impieghi vivi erogati dalle banche alle imprese si è sentita maggiormente a Trieste (-18,5% pari a -756,9 milioni di euro), Gorizia (-14,1%, -154,7 milioni), Novara (-13,8%, -460 milioni), Trento (-13,5%, -1,6 miliardi).
Tra tutte le province d’Italia, solo Messina (+1,1%, +24,6 milioni), Enna (+1,4%, +6,4 milioni), Caltanissetta (+12,3%, +91,3 milioni), e Lodi (+12,7%, +291,6 milioni) hanno aumentato il volume dei prestiti.
A livello regionale, invece, le realtà più interessate dalla contrazione dei prestiti sono Trentino Alto Adige -10,4% (-3 miliardi di euro), Friuli Venezia Giulia -10,3% (-1,6 miliardi), Valle d’Aosta -8,7% (-155 milioni).
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