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Vacanze estive per il 93% degli italiani. Meta preferita? Il Belpaese 

Tra giugno e settembre 2024 il 93% degli italiani ha fatto almeno una vacanza, soprattutto in Italia (67%). Le regioni più frequentate? Trentino-Alto Adige (16%), Toscana e Sardegna (10%) e Puglia (9%).

Secondo i dati dell’indagine condotta dal Centro Studi del Touring Club Italiano sulla community TCI, l’estate 2024 conferma un certo interesse per le vacanze di breve raggio. Il 38% dei vacanzieri, infatti, afferma di aver trascorso le vacanze all’interno della regione di residenza oppure in una limitrofa.
Chi ha scelto l’estero (33%), ha viaggiato soprattutto in Europa (28%), il 2% nelle Americhe, il 2% in Asia-Pacifico e l’1% in Africa-Medio Oriente.

Anche nel 2024 tutti al mare

All’estero il Paese più scelto è la Francia (17%), seguita da Grecia (16%), Spagna (12%) e Norvegia (6%).
Il mare è ancora la meta preferita, anche se diminuisce la quota di persone che lo scelgono (38% rispetto a 42% del 2023). Al secondo posto tra le tipologie di viaggio più gettonate c’è la montagna (20%) in lieve crescita da qualche anno, e tuttora sopra le percentuali del 2019.

Con una quota analoga continua inoltre il recupero dei viaggi itineranti in auto, moto e camper (19%), anche se non ancora tornati ai livelli pre-pandemia. E si conferma, almeno rispetto ai dati pre-Covid, una certa rilevanza di borghi ed entroterra (6%), oltre al consolidamento delle città d’arte (7%).

Strutture ricettive: vincono alberghi e villaggi

Hotel e villaggi restano la tipologia preferita per l’estate (44%), in lieve contrazione gli appartamenti in affitto (22%) rispetto al 2023, mentre tengono le seconde case (12%). Queste ultime continuano a rappresentare una soluzione che riscuote ancora un certo successo, soprattutto se confrontata con il 2019 (6%).

Confrontando i dati previsionali di giugno con quelli a consuntivo di settembre, lo studio segnala che le seconde case sono state più utilizzate rispetto a quanto dichiarato prima di partire (9% vs 12%). Ciò è andato a discapito soprattutto di hotel e villaggi, dove il 47% della community TCI (rispetto al 44% del dato a consuntivo) affermava che vi avrebbe soggiornato. In questo caso, il caro-vacanze potrebbe aver influito nella scelta finale di queste soluzioni ricettive.

Lo slow tourism “accelera”

Per il secondo anno consecutivo, TCI ha approfondito anche la tipologia ‘turismo lento’, ovvero, le vacanze effettuate prevalentemente a piedi, in bicicletta oppure utilizzando mezzi di trasporto ‘slow’ (cavallo, barca a vela ecc.).

Dal punto di vista dell’incidenza percentuale sui viaggi estivi, riporta Askanews, si tratta di un turismo ancora di nicchia (2%), che però sembra consolidarsi nel tempo.
La quasi totalità (92%) di chi ha fatto un viaggio slow, infatti, non è alla prima esperienza (93% nel 2023), e si è spostato perlopiù a piedi (45%), in bicicletta (29%) o con altri mezzi lenti (26%).
Il 40% dei turisti lenti (+6% vs 2023) ha seguito un percorso già noto, mentre la restante quota ha optato per itinerari diversi, non necessariamente conosciuti o predefiniti.

Post-Vacation Blues, come affrontare il rientro dalle ferie senza stress 

Quasi per tutti, la fine della vacanze è un momento che porta con sé malinconia e addirittura effetti sul fisico. E’ un fenomeno definito “post-vacation blues”, ovvero una risposta psicofisica al ritorno alla vita quotidiana, che può risultare difficile dopo i ritmi rilassati delle vacanze. Con l’estate che volge al termine, le vacanze diventano un ricordo e la routine riprende il suo corso.

Questo periodo può essere accompagnato da sentimenti contrastanti, che spaziano dalla nostalgia per i momenti di relax appena trascorsi alla preoccupazione per le sfide e gli impegni imminenti.

Il malessere dovuto al dover affrontare la normale routine 

Rientrare al lavoro o agli impegni quotidiani può essere un’esperienza stressante, riferisce Adnkronos. La rapida immersione nei ritmi frenetici della routine, sia dal punto di vista emotivo sia fisico, può portare a un vero e proprio stato di malessere generale.

Le responsabilità, le preoccupazioni e i doveri che tornano a occupare la mente possono generare ansia e un senso di disagio. In questo contesto, il coaching può essere un alleato prezioso per affrontare questa fase con rinnovata energia e determinazione.

Uno strumento di supporto 

Il coaching è un approccio pratico e strutturato che mira ad aiutare le persone a realizzare i cambiamenti desiderati nella vita personale e professionale. “Il coaching è uno strumento efficace per definire obiettivi concreti e creare un piano d’azione che porti a risultati veloci e duraturi”, afferma Patricia Stanghellini, fondatrice di Skillability, una piattaforma che connette individui e aziende con coach professionisti certificati. Il coaching nasce dall’incontro di influenze filosofiche, psicologiche, sportive e aziendali. Da queste basi, si è evoluto in un approccio strutturato che migliora le performance e supporta la crescita personale e professionale. Grazie alla sua versatilità ed efficacia, il coaching continua a espandersi e a rispondere alle esigenze di individui e organizzazioni in tutto il mondo.

I benefici del coaching

Il coaching offre numerosi benefici, sia nella sfera professionale sia personale. Ad esempio, si è rivelato utile per il miglioramento della comunicazione, dato che aiuta a sviluppare competenze comunicative efficaci; per l’incremento dell’autostima valorizzando i propri punti di forza; per l’ottimizzazione della gestione del tempo, imparando a comporre una corretta pianificazione; per la riduzione dello stress, bilanciando vita lavorativa e privata.

Vivere il rientro senza ansia

Riprendere la motivazione dopo una pausa può essere difficile, ma il coaching può aiutare a riscoprire la passione per il lavoro e a fissare nuovi obiettivi. Un coach può anche supportare l’adattamento alla routine, creando nuove abitudini positive e contribuendo a mantenere l’equilibrio tra vita e lavoro.

Perché le imprese sono a rischio infiltrazione criminale?

Negli ultimi 12 anni a livello nazionale i prestiti bancari alle aziende hanno registrato una caduta del 27%, pari a -247 miliardi di euro di impieghi vivi in essere. 
Per l’Ufficio studi CGIA questo trend rischia di alimentare, indirettamente, un fenomeno preoccupante: la presenza sempre più diffusa nell’economia reale delle organizzazioni criminali.

Nei momenti di crisi, infatti, sono gli unici soggetti che dispongono della liquidità necessaria per ‘aiutare’ chi si trova in difficoltà economica. In particolare, nei settori ad alta intensità di contante (ristorazione, intrattenimento, sale giochi), in quelli che richiedono il controllo del territorio (edilizia) e nei comparti meno innovativi, che non richiedono competenze specialistiche. 
Ulteriore conferma viene dall’Europol: l’80% delle organizzazioni criminali attive in Europa utilizza le imprese per reinvestire i proventi ottenuti illecitamente.

I reati “spia”

I segnali di una presenza consolidata della criminalità nel mondo delle imprese del Nord risalgono a 25 anni fa. Se a livello territoriale la presenza più diffusa delle organizzazioni economiche criminali si registra nel Mezzogiorno, segnali inquietanti indicano la presenza di realtà illegali nelle aree economicamente più avanzate del Centro-Nord. 

I territori dove l’economia locale è fortemente condizionata dalla spesa pubblica, e il livello di corruzione della PA è elevato, sono più vulnerabili dal potere corruttivo, ma è possibile riconoscere un’area geografica più a rischio anche dall’elevata presenza di reati ‘spia’.
Dove il numero di denunce all’autorità giudiziaria per estorsione/racket, usura, contraffazione, lavoro nero, gestione illecita del ciclo dei rifiuti, scommesse clandestine, gioco d’azzardo è molto alto, la probabilità della presenza radicata di una o più organizzazioni criminali di stampo mafioso è molto alta. 

Le aree più esposte 

Secondo uno studio realizzato a fine 2021 dalla Banca d’Italia, presentano un indice di presenza mafiosa preoccupante le province di Roma, Latina, Genova, Imperia e Ravenna. Meno colpite, ma comunque con forti criticità, anche le provincie di Torino, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Varese, Milano, Lodi, Brescia, Savona, La Spezia, Bologna, Ferrara, Rimini, Pistoia, Prato, Firenze, Livorno, Arezzo, Viterbo, Ancona e Macerata.

Meno investite dal fenomeno, invece, le province del Triveneto (con leggeri segnali in controtendenza a Venezia, Padova, Trento e in particolare, Trieste), la Valle d’Aosta e l’Umbria.
Nel Mezzogiorno, i territori meno interessati dalla presenza del fenomeno mafioso sono le province di Matera, Chieti, Campobasso, e le sarde Olbia-Tempio, Sassari e Oristano. 

Dove si fa sentire maggiormente il taglio del credito?

Nell’ultimo anno a livello provinciale la contrazione degli impieghi vivi erogati dalle banche alle imprese si è sentita maggiormente a Trieste (-18,5% pari a -756,9 milioni di euro), Gorizia (-14,1%, -154,7 milioni), Novara (-13,8%, -460 milioni), Trento (-13,5%, -1,6 miliardi).

Tra tutte le province d’Italia, solo Messina (+1,1%, +24,6 milioni), Enna (+1,4%, +6,4 milioni), Caltanissetta (+12,3%, +91,3 milioni), e Lodi (+12,7%, +291,6 milioni) hanno aumentato il volume dei prestiti. 
A livello regionale, invece, le realtà più interessate dalla contrazione dei prestiti sono Trentino Alto Adige -10,4% (-3 miliardi di euro), Friuli Venezia Giulia -10,3% (-1,6 miliardi), Valle d’Aosta -8,7% (-155 milioni). 

Adolescenti in difficoltà per disagio psicologico e bassa autostima

In 1 anno di lavoro nel contesto ospedaliero Fondazione Soleterre ha preso in carico 70 pazienti con una media di 5,8 casi al mese, di cui il 37% appartiene alla fascia d’età adolescenziale (14-18 anni).

Le sintomatologie che hanno richiesto valutazione o presa in carico psicologica sono state differenti. Da casi di ansia e attacchi di panico (10%), anche in pazienti di età inferiore ai 10 anni e per situazioni legate ad agiti aggressivi o tentativi di suicidio, a sintomi fisici (intorpidimento degli arti, tosse psicogena, cefalea tensiva, simil crisi epilettiche) per i quali non sono state individuate cause organiche, ma fattori psicologici.
Sono tanti i ragazzi e le ragazze che oggi soffrono di disturbi psicologici. Lo confermano i dati raccolti da Fondazione Soleterre con l’obiettivo di fornire un sostegno psicologico ai pazienti pediatrici e alle loro famiglie.

Inadatti ad affrontare le sfide quotidiane

Sul fronte adolescenti emerge che 1 ragazzo su 2 sente di non stare bene perché non riesce o non si sente adatto ad affrontare le sfide quotidiane.
Gli adolescenti intervistati mostrano infatti di vivere una condizione di disagio psicologico, caratterizzata principalmente da depressione, ansia, problemi familiari, scarsi autostima e benessere.

Preoccupante, in particolare, come il 27% degli adolescenti intervistati presenti sintomi depressivi (21% con particolare difficoltà e presenza clinicamente significativa), nel 35% si riscontrano sintomi ansiosi (24% con presenza clinicamente significativa).
Un 13% ha problemi famigliari ma prevalgono su questi i conflitti personali (24%).

Meccanismi pericolosi

“Una situazione che spesso comporta auto invalidazione fino a meccanismi di ‘autodistruzione’ – afferma Damiano Rizzi, fondatore e Presidente di Fondazione Soleterre -. Da questo punto di vista si tratta di una vera e propria emergenza psicologica, che sposta l’attenzione non tanto sulle capacità cognitive quanto sulle dinamiche di disagio emotivo dei giovani. Il 51% dei ragazzi che abbiamo incontrato ha dichiarato di avere scarsa o nulla autostima, appunto, fattore che impedisce ai giovani di affrontare non tanto la maturità, a cui ci si prepara con cura, ma più in generale ‘la loro vita’. Le sfide quotidiane appaiono insormontabili. Il compito di noi adulti è di dare gli strumenti utili per muoversi in autonomia nel mondo”.  

Anche la scuola è fonte di stress

Molti adolescenti, poi, affermano di non essere in grado di affittare una casa, pagare una bolletta, aprire un mutuo, e questo rende la scuola ‘inutile’ ai loro occhi e il futuro preoccupante e inaffrontabile in autonomia.
Insomma, anche la scuola spesso è fonte di frustrazione e stress per studenti e studentesse.

Lo stress correlato alla scuola è inoltre amplificato dalla mancata validazione dei loro bisogni da parte degli adulti, sia genitori sia insegnanti, e dall’inadeguatezza del corpo docente nel gestire le dinamiche relazionali all’interno della scuola.
È quindi sempre più evidente come sia necessaria la presenza di uno psicologo di base, che possa occuparsi della salute mentale in ottica di prevenzione.

GenZ e Millenial: un confronto su  AI generativa, lavoro, cambiamento climatico

Ancora poco sfruttata sul lavoro, l’Intelligenza artificiale generativa (Generative AI), è percepita in maniera diversa tra chi la utilizza molto e chi non ha grande dimestichezza con questa novità. Intervistati sulle sue potenziali applicazioni, secondo il 47% della GenZ e il 39% dei Millennial questa innovazione può aiutare a ‘liberare tempo e migliorare il work-life balance’. Ma interrogati su quali emozioni susciti in loro la GenAI, il 29% dei GenZ esprime ‘incertezza’, il 28% ‘fascinazione’ e il 22% ‘eccitazione’. Più tiepido il giudizio dei Millennial, per il 33% ‘incerti’, 21% ‘affascinati’ e 17% ‘confusi’.

Sono alcuni risultati della Deloitte 2024 ‘GenZ e Millennial Survey’, la ricerca globale che offre un’analisi approfondita di percezioni e aspettative dei giovani in 44 Paesi in merito all’Intelligenza artificiale generativa, il cambiamento climatico e il caro vita.

AI generativa: oltre ai vantaggi emergono anche alcuni timori

Il 46% dei GenZ e il 41% dei Millennial pensa però che la GenAI potrebbe ‘richiedere una riqualificazione professionale e impattare sulle decisioni di carriera’, mentre il 55% della GenZ e il 52% dei Millennial pensa che la GenAI potrebbe ‘causare l’eliminazione di posti di lavoro’.

Inoltre, meno della metà dei giovani (43%  GenZ e 34% Millennial) pensa che il proprio datore di lavoro li stia adeguatamente formando sulle potenzialità, sui vantaggi e sul valore della GenAI.
E se work-life balance, salute mentale e lavoro da remoto sono priorità nella scelta del lavoro, GenZ e Millennial attribuiscono grande importanza anche al ‘purpose’,  l’insieme di valori che caratterizzano l’azienda e e che danno ‘un senso’ al di là della retribuzione economica.

Il valore del “purpose” 

Per i giovani il ‘purpose’ ha un valore e un ruolo molto più significativo di quello che veniva attribuito dalle generazioni precedenti.
Ma gli intervistati italiani, e in particolare i Millennial, risultano meno ottimisti riguardo alla situazione economica e sociale rispetto allo scorso anno. Solo il 16% della GenZ e l’11% dei Millennial prevede un miglioramento della situazione economica generale.

Anzi, in continuità con l’anno passato, la prima preoccupazione per GenZ e Millennial è il costo della vita (35% GenZ e 43% Millennial).

Climate change e disoccupazione due sfide prioritarie

Rimane prioritaria anche la sfida del cambiamento climatico (33% GenZ e 32% Millennial) e quella della disoccupazione (21% GenZ e 20% Millennial).
Ma se i giovani italiani, in generale, sono meno ottimisti della media globale per quanto riguarda lo scenario economico e sociale, sull’ambiente, invece, risultano particolarmente fiduciosi riguardo alla possibilità di fare la differenza e di influenzare il resto della società.

Sull’ambiente, riporta Adnkronos, il 62% della GenZ e il 53% dei Millennial ritiene di avere un’influenza moderata o significativa. Così è anche per la salute mentale (60% GenZ, 49% Millennial) e l’uso etico della tecnologia (52% GenZ, 45% Millennial). Temi sui quali i giovani si sentono pronti a guidare il cambiamento.

Mutui: nel 1° trimestre 2024 richieste a +1,9%

Dopo anni in cui il comparto dei mutui immobiliari registrava segnali di prudenza da parte delle famiglie, il primo trimestre 2024 segna un’inversione di tendenza, con un +1,9% rispetto allo stesso periodo del 2023. E nel solo mese di marzo la domanda di mutui sfiora il +7% (+6,9%), segnale di una situazione di mercato più favorevole.
Secondo il Sistema di Informazioni Creditizie EURISC, però, a fronte di un calo del – 23,8% per i mutui nel 2023, le surroghe sono cresciute del 5,5%.

Si registrano poi i primi segnali di stabilizzazione nella crescita dell’importo medio, che si attesta a 144.213 euro. Considerato anche l’aumento dei tassi di interesse operato dalla BCE, l’importo medio richiesto rimane pressoché stabile: -0,8% nel I trimestre 2024 e +0,3% a marzo 2024 rispetto agli stessi periodi del 2023. 

I primi effetti della Direttiva europea EPBD

“In questo primo trimestre dell’anno si incominciano a vedere gli effetti della Direttiva europea EPBD, Energy Performance of Building Directive, che come obiettivo ha quello di ridurre progressivamente le emissioni di gas a effetto serra e i consumi energetici nell’edilizia entro il 2030 – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF -. A tal proposito, gli istituti di credito offrono già tassi agevolati per i nuovi mutui, siano essi richieste di surroga oppure immobili a elevata efficienza energetica. Infine, le previsioni di mercato fissano per giugno 2024 un abbassamento dei tassi, e tale scenario solleverà ulteriormente i mutuatari, riducendo la pressione e contribuendo a stabilizzare la situazione finanziaria”.

La classe d’importo tra 100.000 e 150.000 euro resta la soluzione preferita

Per quanto riguarda la distribuzione per fascia di importo, nel primo trimestre del 2024 le richieste di mutuo per importi compresi tra 100.000 e 150.000 euro restano ancora la soluzione preferita dalle famiglie italiane per il 30,1% del totale, un dato sostanzialmente in linea con il corrispondente periodo del 2023. 

A seguire la scelta si direziona sulla classe di importo 150.000-300.000 euro per il 26,8% dei richiedenti.

Oltre 8 richieste su 10 prevedono piani di rimborso superiori a 15 anni

Dall’analisi della distribuzione delle richieste per durata emerge poi che il 36,5% del totale richiede mutui di 25-30 anni. In generale, oltre 8 richieste su 10 prevedono piani di rimborso superiori a 15 anni, a conferma della propensione delle famiglie a privilegiare soluzioni di pagamento che pesino il meno possibile sul bilancio, e che permettano di assolvere a eventuali spese impreviste.
Anche la domanda per classi di età si mantiene pressoché stabile rispetto allo stesso trimestre del 2023.

Infatti, continua a essere la fascia di età compresa tra i 25-44 anni quella a maggiore incidenza (61,2% del totale), grazie ai piani di rimborso dilazionati e inferiori ai 150.000 euro. A questa segue la fascia 45-54 anni, che rappresenta quasi una richiesta su 4 (23,4%).

Nel 2023 cresce a livello globale il numero dei paperoni, gli UHNWI 

Nel 2023 gli UHNWI, ultra-high net worth individuals (individui con patrimonio netto elevato), aumentano del 4,2%, invertendo il calo del 2022. 
Secondo il Wealth Report 2024, l’analisi dell’agenzia immobiliare Knight Frank, il numero dei paperoni in tutto il mondo è in crescita, passando da 626.619 a 601.300.
Per quanto riguarda le macroaree geografiche, il Nord America è in testa, con un +7,2% di UHNWI, al secondo posto il Medio Oriente (+6.2%), e al terzo l’Africa (+3,8%).

L’America Latina è l’unica regione che ha visto diminuire la popolazione di individui facoltosi (-3,6%).
In termini di performance, la Turchia guida la classifica di Knight Frank, con un incremento del 9,7%, seguita da Stati Uniti (+7,9%), India (+6,1%), Corea del Sud (+5,6%) e Svizzera (+5,2%).

La rinascita della ricchezza

Nel 2023 la ricchezza è stata sostenuta dalla crescita economica globale e dal miglioramento delle sorti dei principali settori di investimento. Hanno condizionato la ripresa un calo dell’inflazione, un’impennata delle azioni grazie all’AI e performance eccezionali dei titoli tecnologici statunitensi.
Anche il valore degli immobili residenziali ha sorpreso in positivo, con una crescita del capitale del 3,1% nei principali mercati mondiali.

Per gli investitori, i rendimenti del settore casa sono stati sostenuti dall’aumento degli affitti di lusso, in media tre volte superiore alla loro tendenza di lungo periodo.
Altri asset che hanno registrato rendimenti positivi nel 2023, oro, salito del 15% e Bitcoin (+155%), annullando le perdite subite nel 2022.

Le previsioni sulla ricchezza

Secondo il Wealth Report, gli individui ‘alto spendenti’ a livello globale dovrebbero aumentare del 28,1% fino al 2028. Anche se si tratta di cifre in positivo, il tasso di espansione è più lento rispetto all’incremento del 44% registrato nel quinquennio 2019-2023.

Il report evidenzia la ‘sovra performance’ dell’Asia, con crescita elevata in India (+50%), Cina continentale (+47%), Malesia (+35%), Indonesia (+34%).
“Al di fuori dell’Asia, l’aumento si concentra in Medio Oriente, Australasia e Nord America, mentre l’Europa è in ritardo e l’Africa e l’America Latina saranno probabilmente le regioni più deboli”, commenta Liam Bailey, responsabile del dipartimento di ricerca Knight Frank.

L’1%, la cerchia dei più ricchi del Pianeta

Il Wealth Report di Knight Frank stila ‘l’1%’: quanto denaro occorre per far parte della cerchia degli individui più ricchi del pianeta.
Per quanto possa sembrare esclusivo, è più facile far parte di questo gruppo ristretto piuttosto che ottenere lo status di ‘ultra high net worth individual’.

Nei mercati globali, infatti, la soglia dell’1% parte da un livello inferiore rispetto ai 30 milioni di dollari necessari per diventare un UHNWI.
Le località europee sono in cima alla lista dell’1%, guidate dal Principato di Monaco, dove 12,9 milioni di dollari costituiscono la soglia per entrare nel club. Seguono il Lussemburgo (10,8 milioni) e la Svizzera (8,5 milioni).
Gli Stati Uniti si piazzano al quarto posto (5,8 milioni), mentre nell’Asia-Pacifico, Singapore è in testa, con un requisito di 5,2 milioni di dollari.

Agricoltura 4.0 raggiunge 2,5 miliardi. Il 72% delle aziende usa strumenti Smart

Lo attestano i risultati dell’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE (Research&Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia: nel 2023 il mercato dell’Agricoltura 4.0 raggiunge 2,5 miliardi di euro, +19% rispetto al 2022.

Tra le soluzioni di Agricoltura 4.0 maggiormente adottate dalle aziende agricole italiane, dopo i software gestionali, ci sono i sistemi di monitoraggio e controllo di macchine/attrezzature e terreni/coltivazioni, i DSS e le soluzioni basate su dati satellitari per la mappatura di coltivazioni e terreni.

Strumenti utilizzati dal 72% delle aziende agricole italiane, una percentuale sostanzialmente invariata rispetto al 2022, ma che vede aumentare il numero di soluzioni medie per azienda (3,4, rispetto al 3,2 del 2022).
La superficie italiana coltivata con tecnologie digitali passa al 9%, contro l’8% del 2022. 

Dopo il boom dei trattori ora la domanda si concentra sui software

Dopo il boom degli acquisti di trattori e macchinari agricoli realizzato negli ultimi 2 anni, anche grazie agli incentivi statali, oggi la domanda si concentra su tipologie di soluzioni software, necessarie a interconnettere la parte hardware.

Aumenta la consapevolezza del valore dei dati, e quindi delle soluzioni che ne consentano l’analisi. A sottolineare la dinamicità dell’Agricoltura 4.0 è anche l’aumento di soluzioni innovative (+10%), accompagnata da una crescita rilevante dei provider tecnologici (+13%).

Solo l’8% delle aziende agricole, però, può essere considerato digitalmente ‘maturo’. Circa il 50% è ancora ‘in cammino’, mentre il 42% è costituito da aziende in forte ritardo nel percorso di adozione delle soluzioni di Agricoltura 4.0.

Il digitale per il carbon farming

Il carbon farming consente di ridurre l’impatto dell’agricoltura sull’ambiente, sequestrando e stoccando il carbonio nei terreni e nelle biomasse limitando le emissioni. In Italia, però, solo il 22% delle aziende agricole conosce queste pratiche.

Dei 214 progetti di carbon farming identificati a livello internazionale più dell’80% si concentra in Nord America ed Europa, che inoltre ospitano il 78% delle startup mondiali specializzate nell’offerta digitale per la filiera del carbon farming,

Questa comprende, oltre a software e gestionali (78%), soluzioni per l’analisi di dati e Big Data (61%), sistemi di mappatura basati su immagini e dati satellitari (40%), soluzioni basate sull’AI e il machine learning (39%).

Si rinforza il legame tra tracciabilità e sostenibilità

In Italia nel 2023 l’offerta di soluzioni digitali per la tracciabilità alimentare cresce del +22%. Il primo motivo che spinge le aziende a implementare queste soluzioni è la necessità di garantire in maniera diretta al consumatore la qualità, l’origine e i metodi produttivi.
Diventa sempre più forte, inoltre, il legame tra tracciabilità e sostenibilità.

Le soluzioni che consentono di digitalizzare le varie fasi del processo di tracciabilità sono abilitate da tecnologie quali IoT (23%), Mobile App (23%), Cloud (20%) e tecnologie Blockchain&Distributed Ledger (17%). Cresce poi la quota di soluzioni specificatamente dedicate al mondo agricolo, per rispondere alla necessità di una reale integrazione dei dati, dal campo alla tavola.

AI generativa, AR, VR potrebbero risollevare il mercato Tlc?

Nel 2023, il mercato globale delle Telecomunicazioni ha subito una flessione del -0,6% in termini di fatturato, e per il 2024 si prevede una crescita ‘solo’ del +2%.
Dopo le vendite record registrate durante la pandemia, il mercato Tlc è in una fase di stallo. Senza innovazioni dirompenti, difficilmente si assisterà a una ripresa della domanda.

Per guidare una crescita del mercato a lungo termine sono necessarie vere innovazioni. GfK ha individuato due tendenze che potrebbero risvegliare i mercati Smartphone e Gaming, l’AI generativa e la Realtà Aumentata/Virtuale.

Smartphone: migliorano le prestazioni ma come sfruttarne la potenza?

Le prestazioni degli Smartphone continuano a migliorare, ma i consumatori hanno bisogno di applicazioni pratiche per sfruttare questa potenza. Se attualmente gli Smartphone sono utilizzati principalmente per le app di messaggistica (72%) o la fotografia (64%), il prossimo grande passo arriverà con l’implementazione diffusa dell’AI generativa.

Ma se il salto di innovazione non è percepito come veramente significativo, i consumatori preferiscono aspettare prima di acquistare un nuovo dispositivo. Inoltre, nel 2023, per la prima volta, la quota maggiore di nuovi acquirenti di Smartphone (35%) possedeva un dispositivo di due o tre anni, mentre nel 2022, ne possedeva uno di uno/due anni.

Il Metaverso per il mercato di massa

Se il clamore pubblico intorno al Metaverso si è un po’ attenuato il settore continua a evolvere, con una diversificazione tra consumatori interessati e non.
Mentre le vendite totali di dispositivi legati al Metaverso sono diminuite del -2% a unità nel 2023, i ricavi generati sono aumentati del +15%. La tendenza alla ‘premiumization’ si riflette nel fatto che i consumatori interessati a queste innovazioni hanno investito in prodotti più avanzati di Realtà Aumentata (AR), Mista (MR) o Virtuale (VR).

Di conseguenza, la quota di fatturato degli visori AR e MR è cresciuta del 30%, raggiungendo 225 milioni di dollari nel 2023, rispetto al 4% del 2022.
Sono però notevoli le differenze nel modo in cui questo trend si manifesta nelle diverse aree del Mondo.

Visori AR, MR, VR ancora prodotti di nicchia per il gaming

Mentre la maggior parte dei visori MR è stata acquistata in Europa occidentale (83% fatturato globale), la maggioranza dei visori AR è stata acquistata in Cina (98%).
Allo stesso tempo, in Cina crolla la domanda di dispositivi VR tradizionali (-55% vs 2022), mentre nel resto del mondo la VR sta ancora registrando una leggera crescita dei ricavi (+3%).

Le ragioni di queste differenze non sono legate solo alle preferenze dei consumatori, ma anche alla distribuzione. Alcuni dispositivi semplicemente non sono disponibili in alcuni mercati.
In ogni caso, il mercato delle Telecomunicazioni potrebbe ricevere un notevole impulso se i visori AR, MR o VR diventassero adatti all’uso quotidiano invece di rimanere un prodotto di nicchia per il Gaming.

Spese per la casa: quali aumenteranno nel 2024?

Bollette, mutui, telefonia, carburante, ortofrutta: come potrebbero cambiare le principali voci di spesa domestica? Risponde la nuova edizione del rapporto Cara Italia pubblicata da Facile.it e Consumerismo No Profit.

Per quanto riguarda luce e gas, il 2024 è iniziato con il calo del prezzo delle materie prime, ma non è detto che questo si traduca in una diminuzione delle bollette. Anzi, a gennaio sulle bollette del gas sono tornati l’Iva all’aliquota ordinaria, gli oneri di sistema, ed è terminato il servizio di tutela. Secondo Facile.it, la spesa per luce e gas potrebbe quindi superare 2.600 euro annui, o 2.300 euro se si opta per una tariffa indicizzata. Il possibile aumento sarebbe tra il 20% e il 38%.

Mutui

Se il 2023 è stato caratterizzato da un aumento dei tassi, nel 2024 la situazione sul fronte dei tassi variabili dovrebbe continuare a migliorare. La rata di un mutuo medio potrebbe diminuire di circa 10 euro nel secondo trimestre, arrivando entro fine anno a un calo di quasi 100 euro (-13%).
Ma quale mutuo scegliere oggi? Il tasso fisso rappresenta un ottimo punto di partenza: considerando un mutuo standard, i migliori tassi (TAN) vanno da 3,10% a 3,30%, con una rata mensile intorno a 615 euro. I variabili invece oggi costano più dei fissi, e i migliori tassi (TAN) variano tra il 4,66% e il 4,90%. Scegliere questa opzione vorrebbe dire scommettere su un calo in futuro.

Telefonia mobile e internet casa

Sul fronte della telefonia mobile e fissa, le tariffe per chi vuole cambiare operatore sono rimaste sostanzialmente stabili rispetto al 2023.Bisogna però fare attenzione ai cosiddetti adeguamenti automatici all’inflazione, una clausola che alcuni operatori hanno introdotto di recente nelle condizioni contrattuali della telefonia mobile e che potrebbe prevedere rincari fino al 10% già nel 2024.

Per una connessione internet casa con tecnologia fibra, considerando un arco temporale di 24 mesi, un buon canone si aggira, in media, intorno a 26 euro al mese inclusi i costi accessori. Se si opta per un unico fornitore mobile-fisso il canone mensile può scendere sotto 23 euro.

Carburanti e ortofrutta

Nonostante le crisi internazionali facevano ipotizzare il contrario, l’analisi di Consumerismo su dati MIMIT conferma per i prezzi dei carburanti il trend ribassista partito a settembre. Rispetto a novembre 2023 a dicembre i prezzi sono scesi, rispettivamente, del -2.66% per la benzina, del -3.70% per il gasolio auto, e del -0,43% per il GPL.
Tra dicembre 2023 e gennaio 2024, invece, i prezzi all’ingrosso sui mercati dell’ortofrutta hanno subito variazioni sostanziali, principalmente a causa dei fenomeni atmosferici.
Al momento la spesa media per una famiglia di 4 persone per frutta e verdura si attesta intorno a 130 euro mensili, per un totale 1500 euro/anno circa. Circa +14% rispetto allo stesso periodo rilevato nel 2023. E la frutta incide per il 40% rispetto al totale sugli aumenti.

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