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GenAI e regole UE: nuove norme su trasparenza, copyright e modelli avanzati

Dal 2 agosto sono scattati gli obblighi sull’Intelligenza artificiale generativa previsti dall’AI Act, la prima legge al mondo che detta le norme sullo sviluppo, l’immissione sul mercato e l’uso dei sistemi di AI.

Un nuovo set di regole, originariamente non previsto nella proposta della Commissione europea, è stato introdotto in corso d’opera in seguito ‘all’esplosione’ di ChatGpt. Ora infatti, secondo la legge europea, i fornitori di modelli Gpai, compresi quelli open-source, devono adempiere a due obblighi in materia di trasparenza e di copyright prima di immettere i modelli sul mercato UE.

Le norme riguardano i modelli di AI per finalità generali (Gpai), in particolare, quelli con rischi sistemici come Gpt-4 di OpenAI, Gemini di Google e Grok di xAI.

Rischi sistemici: più paletti per difendere i diritti fondamentali

Obblighi aggiuntivi sono previsti per i fornitori di modelli Gpai più potenti, in particolare, quelli che presentano rischi sistemici, come i rischi per i diritti fondamentali, la sicurezza e la potenziale perdita di controllo sul modello.
I fornitori dovranno quindi notificare immediatamente all’Ufficio europeo AI i modelli Gpai a rischio sistemico da immettere sul mercato UE.

L’AI Act, entrato in vigore il 1 agosto 2024, prevede un’attuazione a scaglioni delle disposizioni.
Le prime a essere state applicabili, dal 2 febbraio, sono quelle riguardanti le pratiche vietate, tra cui il riconoscimento facciale, le tecniche manipolative e il punteggio sociale.

I vantaggi per chi aderisce al Codice di buone pratiche

Le regole sui modelli Gpai sono dettagliate dal Codice di buone pratiche, uno strumento di adesione volontaria elaborato da esperti indipendenti e validato dalla Commissione e dagli Stati membri.
I fornitori che sottoscrivono e aderiscono al Codice beneficeranno di una riduzione degli oneri e di una maggiore certezza del diritto.

Per assistere i fornitori, l’esecutivo UE ha pubblicato anche linee guida che chiariscono chi deve rispettare gli obblighi.
I modelli Gpai sono definiti come quelli addestrati con oltre 10^23 Flop e in grado di generare linguaggio. Inoltre, la Commissione ha pubblicato un modello per aiutare i fornitori a riassumere i dati utilizzati per addestrare i loro modelli, riporta Ansa.

Chi ha aderito e chi no

Tra i firmatari del Codice di buone pratiche figurano OpenAI, l’azienda madre di ChatGPT, Google, Antrophic, la francese Mistral AI e la tedesca Aleph Alpha, oltre alle italiane Domyn e Almawave.

Microsoft ha confermato la propria adesione. Tra le new entry anche Amazon, Ibm e Fastweb, mentre xAI ha aderito solo alla parte del Codice relativi alla sicurezza.
Assente finora Meta, che lamenta “misure che vanno ben oltre l’ambito di applicazione della legge sull’AI”, e le società tech cinesi.

Innovazioni: il potenziale delle nuove tecnologie nell’engagement dei consumatori

Quali sono le abitudini digitali degli italiani in relazione alle innovazioni e agli ultimi trend tech? E come costruire engagement di successo per le aziende? 

Risponde l’Osservatorio Nuove Tecnologie di Ipsos, che ha identificato tre fattori cruciali: garantire la privacy dei dati personali degli utenti, evidenziare i benefici di accessibilità ad alcune attività, altrimenti precluse a persone con disabilità, e dimostrare l’efficienza della Realtà Virtuale nelle attività quotidiane, come l’acquisto di prodotti o servizi online.

Il 38% degli utenti teme però che la realizzazione di esperienze o contenuti in realtà estesa (XR) sia un modo per i brand di risparmiare a scapito della qualità. Per superare questa percezione, è fondamentale che le aziende investano in esperienze VR di alto livello, in ambienti tecnologicamente avanzati e user-friendly.

VR, AR e Gaming

Se nel confronto tra Realtà Virtuale e Realtà Aumentata (AR) la prima risulta più conosciuta e utilizzata rispetto alla AR, soprattutto tra i Millennials, il gaming si sta affermando come un mercato ad alto coinvolgimento le cui motivazioni variano con l’età. Per gli adulti è un passatempo rilassante, mentre per i più giovani (under40) rappresenta un modo per mettersi alla prova con sfide e sviluppo di nuove competenze. 

In ogni caso, il gaming non è un’attività solitaria. Molti utenti partecipano a competizioni di gioco allargate, rendendo questi contesti virtuali una piazza ampia e promettente per i brand. 
Nonostante una persona su due consideri il contesto di gioco un terreno fertile per l’advertising, a oggi solo una piccola percentuale ha acquistato prodotti pubblicizzati nei giochi.

Come invogliare la presenza dei brand nei giochi?

Inoltre, una quota consistente di intervistati non percepisce ancora chiari vantaggi della presenza dei brand nei giochi, ma sarebbe disposta a non saltare gli annunci pubblicitari in-game se ricevesse ricompense reali, come sblocco di contenuti, passaggi di livello o potenziamenti temporanei del proprio personaggio.

Quanto all’AI suscita sentimenti contrastanti. Da un lato, si pensa possa semplificare i processi, dall’altro si teme la perdita di posti di lavoro e la presunta minaccia alla creatività.
Nonostante queste preoccupazioni, la maggioranza si dichiara disposta ad acquisire competenze legate all’AI per integrarla nel lavoro, una percentuale in aumento rispetto alle precedenti rilevazioni dell’Osservatorio.

AI: una cauta apertura al suo utilizzo

I settori in cui ci si aspetta un uso più rilevante dell’AI sono quello medicale (telemedicina e automazione), sicurezza (sistemi di riconoscimento facciale) e in misura minore Marketing e comunicazione.

In questo ambito, persistono timori riguardo un possibile utilizzo distopico e spersonalizzante dell’AI, con scarsa attenzione alla privacy degli utenti esposti a contenuti generati con AI.
Un valore aggiunto potrebbe essere riconosciuto se, tramite dispositivi VR, i dati raccolti e analizzati con l’Intelligenza artificiale offrissero esperienze future più piacevoli o vantaggi concreti. Questo suggerisce una relativa e cauta apertura al suo utilizzo. 

Ecomafia: in Italia oltre 40mila reati contro l’ambiente nel 2024

Nel 2024 viene superato il muro dei 40mila reati ambientali: sono 40.590, +14,4% rispetto al 2023, per una media di 111,2 reati al giorno, 4,6 ogni ora.
Cresce senza sosta l’attacco delle ecomafie all’ambiente e la piaga della corruzione. Aumentano anche le persone denunciate, 37.186 (+7,8%), mentre il giro d’affari delle ecomafie vale 9,3 miliardi di euro (+0,5 miliardi) e cresce anche il numero dei clan coinvolti, 11 in più rispetto a quelli censiti nel precedente rapporto.

Aumentano anche le inchieste: 88 quelle censite dal 1° maggio 2024 al 30 aprile 2025 (+17,3% rispetto al 2023) e 862 le persone denunciate, +72,4%.
È quanto emerge dal nuovo rapporto di Legambiente “Ecomafia 2025. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia”.

Maggior numero di reati nella filiera del cemento

Si tratta di inchieste che vanno dalla realizzazione di opere pubbliche alla gestione di servizi, come quelli dei rifiuti urbani e la depurazione, passando per la concessione di autorizzazioni ambientali alle imprese.
Nel 2024 il 42,6% dei reati ambientali si concentra in 4 regioni (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia).

Il maggior numero di reati si riscontra, a livello nazionale, nella filiera del cemento (abusivismo edilizio, cave illegali, ai reati connessi agli appalti per opere pubbliche) con 13.621 illeciti accertati nel 2024 (+4,7%), il 33,6% del totale. Seguono i reati nel ciclo dei rifiuti (11.166, +19,9%), e quelli contro gli animali (7.222, +9,7%).

Impennata di illeciti contro il patrimonio culturale

Da segnalare l’impennata dei reati contro il patrimonio culturale (ricettazione ai reati in danno del paesaggio, scavi clandestini, contraffazioni di opere): 2.956 (+ 23,4%).

Per quanto riguarda le filiere illecite nel settore agroalimentare, a fronte di una leggera diminuzione dei controlli (-2,7%) si registra un aumento del numero di reati e illeciti amministrativi (+2,9%), nonché degli arresti (+11,3%).  A completare il quadro dell’illegalità ambientale del 2024 è la crescita degli illeciti amministrativi, 69.949 (+9,4%), equivalenti a circa 191,6 illeciti al giorno, 7,9 ogni ora. Per quanto riguarda i clan, dal 1995 al 2024 salgano a 389 quelli censiti.
Per quanto riguarda i delitti più gravi, al primo posto figura l’inquinamento ambientale con 971 illeciti (+61,3%) e 1.707 persone denunciate (+18,9%). 

Classifica per inchieste su corruzione

La Campania svetta al primo posto con 6.104 illeciti penali, il 15% del totale nazionale, con un aumento delle persone denunciate (5.580), dei sequestri effettuati (1.431) e un totale di 50 arresti. La Puglia sorpassa la Sicilia e ritorna al secondo posto (4.146 reati, 10,2% del totale), facendo registrare il maggior numero di arresti (69). Al terzo posto la Sicilia, con il 9,4% di illeciti penali. 

A livello provinciale Napoli (2.313 reati), si conferma al primo posto, seguita da Bari, che sale dal terzo al secondo posto (1.526) e da Salerno (1.321). 
In testa alla classifica regionale, la Campania, con 17 inchieste, seguita da Lombardia (16), Puglia (10), Sicilia, Lazio (8) e Calabria (6).

Welfare: pensioni e cure sanitarie le garantirà il datore di lavoro

Per generazioni il percorso professionale terminava con la pensione, ma oggi questo traguardo sembra un miraggio.
Per oltre 6 italiani su 10 la pensione futura sarà insufficiente, al punto di dover fare affidamento su altre fonti di reddito (63%) o non poter smettere di lavorare (17%).
Gli under35 (15%) pensano che in pensione non ci andranno mai. E quasi la metà degli italiani (44%) boccia i servizi statali.

A fronte dell’aspettativa per un sistema sanitario accessibile, efficiente e rapido (69%), pensioni adeguate (47%) e servizi di welfare di prossimità (36%), emergono forti attriti tra desideri e realtà. 
Emerge dalla V edizione dell’Osservatorio Change Lab, Italia 2030 dedicato al tema del Welfare svolto da Groupama Assicurazioni in collaborazione con BVA Doxa.

Il pacchetto welfare aziendale

Questa sfiducia trova eco in uno Stato sempre meno di prossimità, in cui la sanità pubblica sarebbe al primo posto tra i servizi che gli italiani si aspettano, ma è la più disattesa.
Pagelle nere, dunque, per il settore pubblico, a cui fanno da contraltare ottime prospettive per il welfare privato.

Circa 4 italiani su 10 godono di copertura sanitaria (41%) e pensioni integrative (38%) come parte dell’offerta fornita dal datore di lavoro.
Il risultato? Grande soddisfazione nei lavoratori dipendenti che hanno un pacchetto welfare aziendale (46%), tanto che 8 su 10 (82%) lo ritengono un fattore importante nella scelta di un nuovo lavoro.

Fra 10 anni lo Stato non avrà le risorse necessarie

Anche guardando ai prossimi 10 anni lo scenario non si discosta dalla fotografia attuale. Solo il 9% degli italiani pensa che lo Stato riuscirà a garantire tutti i servizi essenziali.
La maggior parte ritiene che solo una parte dei servizi sarà garantita (55%) e che sarà necessaria una collaborazione con il settore privato (27%), o che lo Stato non avrà le risorse necessarie.

Pertanto saranno le aziende a colmare le lacune tramite welfare aziendale (30%), o si dovrà fare affidamento su risorse individuali (25%).
“In un contesto socioeconomico come quello attuale, in cui si abbassa il valore delle pensioni, aumenta l’invecchiamento della popolazione e cala la copertura del sistema sanitario nazionale, le imprese sono chiamate a svolgere un ruolo sociale “, commenta Pierre Cordier, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Groupama Assicurazioni.

La transizione verso un sistema integrato

“In questo scenario – prosegue Cordier -, il welfare aziendale si configura per i dipendenti come la risposta ai bisogni a cui lo Stato non riesce a far fronte, e per le aziende, come una leva strategica per attrarre e fidelizzare i talenti, attraverso uno strumento in grado di rispondere alle necessità emergenti dei lavoratori. In qualità di assicuratori, il nostro impegno è quello di accompagnare questa evoluzione sociale, facilitando la transizione verso un sistema integrato che sappia rispondere con efficacia alle nuove esigenze di tutela e benessere dei cittadini italiani”.

Estate: anche nel 2025 gli italiani scelgono il mare, ma temono gli insetti

Gli insetti infestanti hanno il potere di influenzare la meta delle vacanze? Quest’estate il 53% degli italiani trascorrerà le vacanze nel Belpaese e al mare, mentre il 18% sceglierà una meta europea e il 10% il fresco della montagna. Ma a guidare i connazionali nella scelta, per il 15% proprio la tipologia di infestanti che potrebbero incontrare.

A rivelarlo è una nuova indagine condotta da Rentokil. Il 16% degli intervistati è infatti terrorizzato all’idea di poter incontrare strani infestanti in viaggio, e un 31% ammette di aver sviluppato una sensibilità al ‘tema insetti’ con l’avanzare dell’età, e di prestare a esso maggiore attenzione superata la gioventù.
Il resto degli intervistati, invece, afferma di non essere spaventato da nulla.

Nella valigia non mancano i repellenti

Eppure, per quanto la maggior parte degli italiani sia avventuriera nella valigia di quasi 1 italiano su 2 non mancano repellenti e trattamenti per evitare punture, principalmente di zanzare, causa di problemi più frequente per il 61% dei viaggiatori. 

Secondo gli ultimi dati riportati dall’ISS dall’1 gennaio al 31 maggio 2025 in Italia si sono registrati 60 casi di Dengue tutti associati a viaggi all’estero (età media 41 anni, 53% di sesso maschile, nessun decesso), 13 casi confermati di Chikungunya, anch’essi associati a viaggi all’estero (età media 50 anni, 54% di sesso maschile, nessun decesso), 4 casi di Zika virus, 5 casi di TBE e 1 di Toscana virus.

Struttura ricettiva: l’igiene è un criterio importante

Non solo la destinazione, ma anche e soprattutto la struttura ricettiva sono importanti.
Per il 61% degli intervistati la sicurezza igienica e la prevenzione da infestanti rappresentano un criterio principale nella scelta della struttura.

Un altro 31% ritiene questi fattori abbastanza importanti, ma non decisivi e li considera pari ad altri fattori rilevanti nella scelta, come prossimità al centro e a luoghi di interesse, efficienza dei collegamenti con i mezzi pubblici, rapporto qualità/prezzo, servizi offerti, personalizzazione dell’esperienza e attenzione all’ambiente.
Quasi il 9%, poi, si fida semplicemente delle foto, o addirittura, non ci pensa mai.

Pulizia e prevenzione delle infestazioni negli hotel

Di fronte al più temibile degli scenari, ovvero, trovare le cimici dei letti o un altro infestante nella stanza d’albergo, il 71% chiederebbe un cambio di stanza immediato, suggerendo un intervento di disinfestazione alla struttura.
Il 29%, invece, chiederebbe un rimborso rifiutando l’intero soggiorno, Per nessun intervistato trovare infestanti in camera sarebbe ignorabile.

Emerge quindi l’esigenza di ricevere maggiori informazioni rispetto ai servizi e alle misure preventive adottate. Per il 35% sarebbe importante avere informazioni chiare e trasparenti sulla pulizia e l’igiene delle strutture turistiche, e il 27% si sentirebbe al sicuro sapendo che hotel e B&B effettuano con regolarità servizi di disinfestazione.

Lavoro: pronti 595mila posti a giugno e quasi 1,5 milioni nel trimestre estivo

La bella stagione porta buone notizie sul fronte del lavoro. Le imprese italiane, infatti, continuano a offrire numerose occasioni di impiego: a giugno 2025 sono state segnalate 595mila opportunità lavorative, che salgono a quasi 1,5 milioni considerando il trimestre giugno-agosto.

Si registra così un aumento di circa 29mila posti (+5,1%) rispetto a giugno 2024 e di oltre 83mila unità (+6,0%) sullo stesso periodo dell’anno precedente.

Settori trainanti e dinamiche di assunzione

Secondo il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, elaborato da Unioncamere e Ministero del Lavoro con il supporto dell’Unione Europea, il comparto manifatturiero mostra segnali positivi con oltre 2mila contratti in più rispetto a un anno fa (+2,9%).

I servizi fanno registrare un robusto incremento di 28mila assunzioni (+6,4%), mentre il settore delle costruzioni subisce un lieve calo (-1mila contratti; -2,6%).

I “numeri” di industria e servizi 

L’industria richiede a giugno circa 137mila lavoratori, cifra che cresce a 358mila nel trimestre estivo. La meccatronica guida la domanda nel manifatturiero con 19mila posizioni aperte nel mese e 51mila nel trimestre, seguita dai settori alimentare e metallurgico. Le costruzioni prevedono 50mila assunzioni mensili e 127mila trimestrali.

Nel mondo dei servizi, invece, sono offerte 458mila opportunità a giugno e oltre 1,1 milioni nel trimestre, con il turismo che si conferma primo datore di lavoro (175mila a giugno, 392mila nel trimestre).

Rimane la difficoltà nel reclutare candidati

Aumenta il ricorso ai contratti a tempo determinato, che rappresentano il 63,7% delle assunzioni previste, con 379mila posti, in crescita di 29mila rispetto a giugno 2024. I contratti a tempo indeterminato rimangono stabili intorno al 15,6% (93mila).

Resta elevata ma in lieve diminuzione (45,4%) la difficoltà delle imprese nel trovare candidati, con un calo di oltre 2 punti percentuali rispetto all’anno scorso.

I settori dove c’è il maggiore mismatch tra domanda e offerta 

Le difficoltà maggiori si registrano nelle industrie metallurgiche (63,3%), nelle costruzioni (61,4%) e nel tessile-abbigliamento (59,7%).

Tra le figure più ricercate e difficili da reperire ci sono ingegneri (54,4%), tecnici in vari ambiti (oltre il 60%) e operai specializzati, soprattutto nelle lavorazioni metalliche e tessili, con tassi di difficoltà che superano anche l’80%.

Giovani e manodopera straniera: una risorsa fondamentale

Circa il 31% delle assunzioni a giugno riguarda giovani under 30, con punte nel settore finanziario (51,5%), media (41,8%) e commercio (41,6%). Inoltre, il 18,5% delle imprese prevede di inserire lavoratori stranieri, soprattutto nei servizi di supporto (31,1%), trasporti (30%) e costruzioni (20,9%).

Ottime performance al Sud

Guardando alla distribuzione territoriale, il Sud e le Isole registrano un incremento di 14mila ingressi rispetto a un anno fa, toccando quota 185mila. Seguono il Centro (+8mila) e il Nord Est (+7mila).
L’unica area in lieve flessione è il Nord Ovest, con 1.000 posti in meno rispetto a giugno 2024.

Approvato il Regolamento per una maggiore trasparenza nel mercato delle comunicazioni elettroniche

L’Agcom ha approvato il nuovo Regolamento in mabito di comunicazioni elettroniche, un pacchetto di misure atte a rafforzare la trasparenza delle condizioni dell’offerta dei servizi e contrastare la pratica dello spoofing, ovvero, l’illegittima modifica del numero telefonico del chiamante (CLI – Calling Line Identity).

Le nuove disposizioni contrastano le frodi perpetrate utilizzando un numero telefonico modificato in modo da ‘presentarsi’ come un soggetto pubblico o privato, come le Forze dell’ordine o una banca. Inoltre, prevedono misure tecniche volte a ostacolare il fenomeno del telemarketing e teleselling aggressivo e illegale, che utilizza un numero telefonico inesistente per impedirne l’identificazione da parte dell’utente. 

Stop alle false chiamate dall’estero

È previsto anche il blocco delle chiamate provenienti dall’estero verso l’Italia, che espongano un identificativo del chiamante corrispondente a un numero italiano in modo illegittimo.
La delibera prevede pertanto, in capo agli operatori nazionali che ricevono chiamate consegnate da operatori esteri, l’obbligo di bloccare e non terminare in Italia le chiamate con numero fisso italiano e quelle con numero mobile italiano, a meno che l’utente non sia effettivamente in roaming all’estero.

L’operatività delle misure sarà realizzata in due passaggi: dopo tre mesi la pubblicazione del provvedimento verrà attuato il blocco delle chiamate dall’estero con numero chiamante italiano di rete fissa, e dopo sei mesi il blocco delle chiamate con numero chiamante italiano di rete mobile.

5G: obbligo di chiarezza nelle offerte

Il Regolamento introduce anche un sistema di classificazione per le offerte di servizi di comunicazione mobile su tecnologia 5G. In dettaglio, conferma gli obblighi di trasparenza delle condizioni economiche di offerta esistenti, definendo tuttavia in modo più puntuale l’elenco delle informazioni che i fornitori di servizi di telefonia e accesso a internet sono tenuti a pubblicare.

Tale aggiornamento mira a rafforzare i diritti degli utenti attraverso una maggiore chiarezza, completezza e confrontabilità delle offerte disponibili sul mercato. 

Consumo di dati e blocco del traffico

Ulteriori novità riguardano le comunicazioni relative al consumo dei dati: è stato integrato l’obbligo informativo al raggiungimento dell’80% del plafond di Giga previsto dall’offerta, con l’introduzione di un riferimento esplicito al blocco automatico del traffico dati al superamento del 100%.

L’utente dovrà dunque esprimere un consenso attivo per riattivare la navigazione, a tutela del controllo dei costi e dell’esperienza d’uso. 
Viene introdotto un obbligo di preavviso di un mese agli utenti finali in caso di cessazione di servizi da parte di un fornitore, comunicato in modo appropriato e includendo informazioni sulla possibilità di passare per tempo a un altro operatore.

Curiosità, cautela, legame con la tradizione: il rapporto degli italiani con i Novel Food

I cosiddetti, Novel food, i cibi innovativi, come carne coltivata in laboratorio, proteine derivate da insetti, alghe, meduse e altri prodotti nati dalla ricerca scientifica e dal bisogno di sostenibilità, tra gli italiani suscitano curiosità, ma anche cautela. E attenzione alla salute.

Solo il 23% degli italiani si considera informato sul tema, e la conoscenza dei Novel Food è distribuita in modo omogeneo tra uomini e donne, senza particolari differenze tra fasce d’età. Emerge però con maggiore intensità tra i giovani dai 18 ai 34 anni, che si distinguono anche per apertura e sperimentazione.

Lo ha scoperto una ricerca condotta da BVA Doxa, che ha esplorato la conoscenza, la propensione al consumo e le barriere percepite rispetto al Novel Food, evidenziando come il rapporto degli italiani con l’innovazione in cucina sia ostacolato dal forte legame con la tradizione.  

Divisi tra diffidenza e voglia di sperimentare

Il 40% degli italiani sarebbe disposto a provare i novel food, anche se ‘dipende dal tipo di alimento’. Solo una minoranza (9%) è pronta a provarli subito, mentre il resto esprime dubbi o contrarietà.
I 18-34enni sono i più aperti alla sperimentazione, mentre gli over55 evidenziano un forte attaccamento alla cucina tradizionale.

Il principale ostacolo all’accettazione del Novel Food è proprio il forte legame con la tradizione alimentare.
Per il 39% degli italiani, il fatto che questi cibi siano ‘estranei’ alla cultura gastronomica nazionale riduce la disponibilità a provarli, mentre per il 34% l’innovazione alimentare può avere un impatto positivo sulla dieta.
Tra le motivazioni che ne scoraggiano il consumo, la diffidenza verso sapori sconosciuti e il timore per gli effetti sulla salute.

Carne sintetica? Meglio quella plant-based

Gusto gradevole, benefici per la salute, impatto ambientale positivo e prezzo conveniente potrebbero convincere gli italiani a includere il novel food nella dieta.
I cibi innovativi che incuriosiscono di più? Carne vegetale, alghe, meduse.

Questi risultano più accettati rispetto, ad esempio, alla carne sintetica. E gli uomini e gli italiani fino a 54 anni sono i più predisposti alla sperimentazione.
In termini di esperienza diretta, i cibi plant-based, funzionali e sostenibili sono già stati introdotti nella dieta di una parte della popolazione, in particolare da donne e giovani.

Il contesto economico incide sulle scelte alimentari

Il 36% degli italiani riconosce poi che il Novel Food può contribuire alla sostenibilità ambientale, percentuale che cresce tra i più giovani e tra coloro che si dichiarano sensibili ai temi ecologici.

Ma nonostante l’interesse, la propensione a spendere di più per alimenti legati alle nuove tendenze resta bassa. Solo 1 italiano su 4 sarebbe disposto a farlo, e solo a seconda del tipo di prodotto.
Il contesto economico incide fortemente sulle scelte alimentari. Il 49% degli italiani ha modificato le proprie abitudini negli ultimi 12 mesi a causa dell’aumento dei prezzi, acquistando prodotti in promozione, preferendo marche economiche o private label, frequentando i discount, e riducendo il consumo di cibi costosi, come pesce, carne e dolci e dei pasti fuori casa.

Omnicanalità: l’evoluzione per Retail ed e-commerce

L’e-commerce non è più un canale aggiuntivo per il Retail, ma parte di una strategia integrata che coinvolge tutti gli asset.
Secondo  l’analisi ‘ReSync’ di Human Highway, nel 2025 il 90% delle grandi insegne del Retail organizzato offrono ai loro clienti il servizio di acquisto online.

Ciò che infatti appare innegabile è che per il Retail sia arrivata l’era dell’omnicanalità. Chi non saprà adattarsi rischia di rimanere ai margini di un mercato sempre più competitivo.
Negli ultimi anni, il settore Retail ha infatti conosciuto una trasformazione senza precedenti, dovuta alla crescente adozione delle nuove tecnologie da parte dei consumatori, e alla configurazione di nuovi canali digitali. 

Essere presenti sul Web non basta più 

Se prima l’e-commerce poteva sembrare un vantaggio competitivo, oggi è un requisito base per le insegne. Tuttavia, non basta più essere presenti sul Web. Da alcuni anni il vero tema di dibattito è l’integrazione tra i diversi canali, ovvero, l’omnicanalità.

Il passaggio dal semplice approccio multicanale a un’esperienza fluida tra ‘fisico’ e digitale ha ridefinito le dinamiche di vendita e la relazione con i clienti.
Servizi come l’acquisto online con ritiro in negozio (click&collect) o il ‘reso in store’ di prodotti acquistati sul web sono sempre più diffusi, perché offrono vantaggi ai consumatori (risparmio sui costi di spedizione, maggiore flessibilità) e ai retailer (possibilità di intercettare il cliente anche nel punto vendita fisico).

Differenze tra i vari settori

Non tutti i comparti del retail si sono mossi verso l’omnicanalità con la stessa rapidità.
L’Elettronica ha intrapreso questa strada dal 2017 e il Fast Fashion/Sport ha seguito un andamento parallelo. Media & Editoria ha mostrato un grande slancio nel 2020, l’anno della pandemia, e il Lusso è cresciuto, ma in modo più graduale, a causa di una customer experience che punta sull’esclusività del negozio fisico.

Per la GDO l’adozione di servizi integrati sta invece procedendo più lentamente, per via delle sfide logistiche e distributive. Tuttavia, il trend è in costante sviluppo.
Quanto a Farmacia/parafarmacia sta soffrendo la frammentazione del mercato e la carenza di risorse per implementare tecnologie di vendita online e customer care digitale.

Cosa aspettarsi dal futuro

Il consolidamento dei servizi omnicanale durante il 2023 pone una domanda sul futuro. Assisteremo a un’ulteriore evoluzione delle piattaforme e delle strategie di integrazione, o ci troviamo di fronte a un plateau di maturità?
Molte aziende sembrano intenzionate a investire ancora su sistemi che consentano di rendere più fluida l’esperienza del cliente, riducendo la separazione tra il mondo online e quello offline.

Il raggiungimento di un alto livello di integrazione dei canali richiede però investimenti in tecnologia, formazione del personale e riorganizzazione interna. Aspetti non sempre semplici da gestire in tempi brevi.
È probabile che la competizione tra i settori si giocherà su chi saprà innovare, adattando rapidamente i processi e creando un’esperienza unica, indipendentemente dal canale di vendita scelto dall’utente.

Lifelong learning e carriera: l’importanza della formazione continua

In un mondo in cui non esistono competenze definitive, il lifelong learning è diventato essenziale. Si tratta di un approccio educativo che riconosce l’importanza della formazione continua e dell’acquisizione di nuove competenze e conoscenze per tutta la durata della vita lavorativa e personale. Non si tratta solo di aggiornare le proprie abilità tecniche, ma di sviluppare anche quelle trasversali, come le soft skills, sempre più apprezzate dalle aziende.

Come risulta dalla ricerca del Global Talent Barometer 2024, la maggior parte delle persone (85%) è convinta di possedere le skills adatte per svolgere il proprio lavoro. Tuttavia, il World Economic Forum stima che il 60% delle persone necessiti di una formazione aggiuntiva. E solamente il 42% riceva, in realtà, il giusto aiuto per crescere.

Competitività e crescita

Il rapido avanzamento tecnologico e la globalizzazione richiedono un apprendimento continuo per mantenere un vantaggio competitivo. Quest’evoluzione della formazione si basa sull’aggiornamento delle competenze tecniche (hard skills) e lo sviluppo di quelle trasversali (soft skills). Le prime possono includere l’apprendimento di nuovi software, linguaggi di programmazione o processi tecnologici, indispensabili per adattarsi alle innovazioni del settore.

Anche le soft skills giocano un ruolo cruciale. Competenze come problem-solving, comunicazione efficace, capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti sono indispensabili in un contesto lavorativo che non si ferma mai. Queste abilità permettono a professioniste e professionisti di rispondere con efficacia a situazioni impreviste, lavorare bene in team e gestire lo stress legato a cambiamenti rapidi e nuove responsabilità.

Upskilling e reskilling

L’upskilling e il reskilling sono due strategie di formazione continua strettamente collegate al concetto di lifelong learning, ma con obiettivi e modalità specifiche.
In particolare, l’upskilling è il potenziamento delle competenze già possedute, per renderle più pertinenti nel contesto attuale. In pratica, l’upskilling rende chi lavora migliore nel suo ruolo attuale, integrando nuove abilità.

Il reskilling, invece, è il processo di apprendimento di competenze completamente nuove per consentire a chi lavora di svolgere un ruolo diverso rispetto a quello attuale. Questa strategia è particolarmente utile nei casi in cui alcune professioni siano destinate a cambiare o a scomparire a causa di innovazioni tecnologiche.

L’impatto sulla produttività

Investire nell’apprendimento continuo è una strategia vincente per l’individuo e le aziende. A livello personale, consente di ampliare e aggiornare costantemente le proprie competenze, permettendo di adattarsi con maggiore facilità ai cambiamenti del mercato e alle nuove tecnologie. Questo tipo di investimento rappresenta una risorsa fondamentale per affrontare i ruoli lavorativi più complessi.

Dal punto di vista aziendale, il lifelong learning apporta vantaggi in termini di produttività e competitività. Un personale costantemente aggiornato è in grado di ottimizzare i processi, proporre soluzioni innovative e migliorare l’efficacia operativa.
Inoltre, una cultura orientata alla crescita professionale aiuta a mantenere elevata la motivazione, riducendo il turnover e i costi associati alla sostituzione del personale. 

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