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Post-Vacation Blues, come affrontare il rientro dalle ferie senza stress 

Quasi per tutti, la fine della vacanze è un momento che porta con sé malinconia e addirittura effetti sul fisico. E’ un fenomeno definito “post-vacation blues”, ovvero una risposta psicofisica al ritorno alla vita quotidiana, che può risultare difficile dopo i ritmi rilassati delle vacanze. Con l’estate che volge al termine, le vacanze diventano un ricordo e la routine riprende il suo corso.

Questo periodo può essere accompagnato da sentimenti contrastanti, che spaziano dalla nostalgia per i momenti di relax appena trascorsi alla preoccupazione per le sfide e gli impegni imminenti.

Il malessere dovuto al dover affrontare la normale routine 

Rientrare al lavoro o agli impegni quotidiani può essere un’esperienza stressante, riferisce Adnkronos. La rapida immersione nei ritmi frenetici della routine, sia dal punto di vista emotivo sia fisico, può portare a un vero e proprio stato di malessere generale.

Le responsabilità, le preoccupazioni e i doveri che tornano a occupare la mente possono generare ansia e un senso di disagio. In questo contesto, il coaching può essere un alleato prezioso per affrontare questa fase con rinnovata energia e determinazione.

Uno strumento di supporto 

Il coaching è un approccio pratico e strutturato che mira ad aiutare le persone a realizzare i cambiamenti desiderati nella vita personale e professionale. “Il coaching è uno strumento efficace per definire obiettivi concreti e creare un piano d’azione che porti a risultati veloci e duraturi”, afferma Patricia Stanghellini, fondatrice di Skillability, una piattaforma che connette individui e aziende con coach professionisti certificati. Il coaching nasce dall’incontro di influenze filosofiche, psicologiche, sportive e aziendali. Da queste basi, si è evoluto in un approccio strutturato che migliora le performance e supporta la crescita personale e professionale. Grazie alla sua versatilità ed efficacia, il coaching continua a espandersi e a rispondere alle esigenze di individui e organizzazioni in tutto il mondo.

I benefici del coaching

Il coaching offre numerosi benefici, sia nella sfera professionale sia personale. Ad esempio, si è rivelato utile per il miglioramento della comunicazione, dato che aiuta a sviluppare competenze comunicative efficaci; per l’incremento dell’autostima valorizzando i propri punti di forza; per l’ottimizzazione della gestione del tempo, imparando a comporre una corretta pianificazione; per la riduzione dello stress, bilanciando vita lavorativa e privata.

Vivere il rientro senza ansia

Riprendere la motivazione dopo una pausa può essere difficile, ma il coaching può aiutare a riscoprire la passione per il lavoro e a fissare nuovi obiettivi. Un coach può anche supportare l’adattamento alla routine, creando nuove abitudini positive e contribuendo a mantenere l’equilibrio tra vita e lavoro.

Wi-Fi pubblico in vacanza, come usarlo senza correre rischi?

Durante le vacanze, è consuetudine comune collegarsi a reti Wi-Fi pubbliche in bar e aeroporti. E la prassi è ancor più frequente quando ci si reca all’estero. Tuttavia, questa comodità può comportare rischi per la sicurezza dei dati personali.

La ricerca “Cybersecurity in viaggio, come evitare le truffe in vacanza” di Kaspersky mappa le abitudini tecnologiche degli italiani in viaggio e identifica i possibili rischi di cybersicurezza. Ecco quindi qualche utile suggerimento per evitare i pericoli delle reti non private.

I pericoli della rete free

Il Wi-Fi pubblico è utile per rimanere connessi senza affrontare i costi elevati delle tariffe dati all’estero. Tuttavia, è essenziale essere consapevoli dei rischi e adottare misure di sicurezza adeguate. I cyber criminali spesso creano reti Wi-Fi false o compromettono quelle esistenti utilizzando nomi simili a quelli legittimi.

Una volta connessi, le informazioni personali come login ai social media, dati bancari e indirizzi e-mail possono essere compromessi e utilizzati in modo improprio.

Come tutelarsi e navigare sereni?

Gli esperti di Kaspersky suggeriscono alcune misure per ridurre i rischi associati all’uso di reti Wi-Fi pubbliche:

Connettersi solo quando necessario: Limitare l’uso del Wi-Fi pubblico solo a situazioni indispensabili.
Verificare l’autenticità della rete: Chiedere al personale della struttura per confermare il nome della rete e evitare connessioni a reti ingannevoli.
Fare attenzione alla pagina di login: Diffidare delle reti Wi-Fi pubbliche che richiedono credenziali di accesso attraverso piattaforme esterne come i social network, poiché potrebbero essere tentativi di phishing.
Evitare transazioni sensibili: Non accedere a siti web che richiedono informazioni di accesso, in particolare ai servizi finanziari, quando si è connessi a reti Wi-Fi pubbliche.
Usare una VPN: Utilizzare una VPN per migliorare privacy e sicurezza. Le moderne VPN criptano i dati e proteggono le attività online da accessi non autorizzati, mantenendo la velocità di Internet.

    I vantaggi di utilizzare una VPN

    Utilizzando una VPN affidabile, l’esperienza di navigazione sulle reti Wi-Fi pubbliche rimane privata. Le soluzioni di sicurezza come le VPN proteggono da vari rischi informatici come il phishing e lo spoofing DNS, che reindirizzano gli utenti verso siti dannosi.

    Inoltre, la crittografia VPN aiuta a difendersi dagli attacchi mirati sfruttando la cronologia di navigazione e altre informazioni sensibili, offrendo una protezione solida contro i potenziali pericoli delle reti Wi-Fi aperte.

    Gli utenti hanno già un buon livello di consapevolezza 

    La ricerca di Kaspersky rivela che oltre un terzo degli intervistati è consapevole della maggiore sicurezza garantita dalle VPN. Con l’aumento dello smart working, quasi la metà degli italiani utilizza una VPN per connettersi in modo sicuro a Internet e alla rete dell’ufficio da remoto, anche in vacanza.

    Cesare D’Angelo, General Manager Italy di Kaspersky, commenta: “L’importanza delle VPN come misura quotidiana di cyber sicurezza è riconosciuta. Grazie alla VPN, gli utenti migliorano la loro sicurezza e assicurano una protezione continua della privacy, difendendosi dai rischi nello spazio digitale.”

    Conclusioni

    In conclusione, collegarsi a reti Wi-Fi pubbliche durante le vacanze può comportare rischi significativi per la sicurezza dei dati personali. Seguendo i consigli degli esperti di Kaspersky e utilizzando una VPN affidabile, è possibile ridurre questi rischi e godere di una connessione sicura e privata anche fuori casa.

    Perché le imprese sono a rischio infiltrazione criminale?

    Negli ultimi 12 anni a livello nazionale i prestiti bancari alle aziende hanno registrato una caduta del 27%, pari a -247 miliardi di euro di impieghi vivi in essere. 
    Per l’Ufficio studi CGIA questo trend rischia di alimentare, indirettamente, un fenomeno preoccupante: la presenza sempre più diffusa nell’economia reale delle organizzazioni criminali.

    Nei momenti di crisi, infatti, sono gli unici soggetti che dispongono della liquidità necessaria per ‘aiutare’ chi si trova in difficoltà economica. In particolare, nei settori ad alta intensità di contante (ristorazione, intrattenimento, sale giochi), in quelli che richiedono il controllo del territorio (edilizia) e nei comparti meno innovativi, che non richiedono competenze specialistiche. 
    Ulteriore conferma viene dall’Europol: l’80% delle organizzazioni criminali attive in Europa utilizza le imprese per reinvestire i proventi ottenuti illecitamente.

    I reati “spia”

    I segnali di una presenza consolidata della criminalità nel mondo delle imprese del Nord risalgono a 25 anni fa. Se a livello territoriale la presenza più diffusa delle organizzazioni economiche criminali si registra nel Mezzogiorno, segnali inquietanti indicano la presenza di realtà illegali nelle aree economicamente più avanzate del Centro-Nord. 

    I territori dove l’economia locale è fortemente condizionata dalla spesa pubblica, e il livello di corruzione della PA è elevato, sono più vulnerabili dal potere corruttivo, ma è possibile riconoscere un’area geografica più a rischio anche dall’elevata presenza di reati ‘spia’.
    Dove il numero di denunce all’autorità giudiziaria per estorsione/racket, usura, contraffazione, lavoro nero, gestione illecita del ciclo dei rifiuti, scommesse clandestine, gioco d’azzardo è molto alto, la probabilità della presenza radicata di una o più organizzazioni criminali di stampo mafioso è molto alta. 

    Le aree più esposte 

    Secondo uno studio realizzato a fine 2021 dalla Banca d’Italia, presentano un indice di presenza mafiosa preoccupante le province di Roma, Latina, Genova, Imperia e Ravenna. Meno colpite, ma comunque con forti criticità, anche le provincie di Torino, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Varese, Milano, Lodi, Brescia, Savona, La Spezia, Bologna, Ferrara, Rimini, Pistoia, Prato, Firenze, Livorno, Arezzo, Viterbo, Ancona e Macerata.

    Meno investite dal fenomeno, invece, le province del Triveneto (con leggeri segnali in controtendenza a Venezia, Padova, Trento e in particolare, Trieste), la Valle d’Aosta e l’Umbria.
    Nel Mezzogiorno, i territori meno interessati dalla presenza del fenomeno mafioso sono le province di Matera, Chieti, Campobasso, e le sarde Olbia-Tempio, Sassari e Oristano. 

    Dove si fa sentire maggiormente il taglio del credito?

    Nell’ultimo anno a livello provinciale la contrazione degli impieghi vivi erogati dalle banche alle imprese si è sentita maggiormente a Trieste (-18,5% pari a -756,9 milioni di euro), Gorizia (-14,1%, -154,7 milioni), Novara (-13,8%, -460 milioni), Trento (-13,5%, -1,6 miliardi).

    Tra tutte le province d’Italia, solo Messina (+1,1%, +24,6 milioni), Enna (+1,4%, +6,4 milioni), Caltanissetta (+12,3%, +91,3 milioni), e Lodi (+12,7%, +291,6 milioni) hanno aumentato il volume dei prestiti. 
    A livello regionale, invece, le realtà più interessate dalla contrazione dei prestiti sono Trentino Alto Adige -10,4% (-3 miliardi di euro), Friuli Venezia Giulia -10,3% (-1,6 miliardi), Valle d’Aosta -8,7% (-155 milioni). 

    Retail digitale, l’Italia cresce con l’Europa

    Secondo l’analisi Unified Commerce Benchmark for Specialty Retail in Europe 2024, presentata da Manhattan Associates e commissionata a Incisiv in collaborazione con Google Cloud e Zebra Technologies, il mercato del retail unificato è destinato a crescere con una progressione annua di 1,3 punti percentuali. Si prevede che il fatturato passerà dagli 80,4 miliardi di euro del 2022 agli 88,3 miliardi di euro nel 2028.

    Questo approfondimento coinvolge il settore dell’abbigliamento e calzature, casa e DIY, e luxury in Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Paesi Bassi, mettendo in luce il potenziale e le criticità di crescita dei marchi in quattro aree specifiche: Search & Discovery, Cart & Checkout, Promising & Fulfilment e Service & Support.

    Progressi per il mercato italiano

    L’Italia si dimostra sostanzialmente allineata agli altri paesi, sebbene ci siano ancora margini di miglioramento. Roberto Vismara, sales director di Manhattan Associates, spiega: “I retailer specializzati italiani stanno facendo notevoli progressi nelle competenze digitali e nella customer experience. Tuttavia, aree come il Promising & Fulfillment e il Cart & Checkout necessitano di ulteriori sviluppi per soddisfare le crescenti aspettative degli acquirenti. Investimenti significativi nelle funzionalità digitali sono in corso per migliorare l’engagement dei clienti, la visibilità dello stock, l’evasione degli ordini, le green practices e le esperienze di shopping personalizzate sia online che in-store. Concentrandosi sui punti di forza e affrontando le debolezze, i retailer italiani potranno migliorare la soddisfazione del cliente e la fedeltà al marchio”.

    Sì, per i leader di mercato c’è un vantaggio competitivo 

    L’indagine mira a rispondere alla domanda se i leader del settore abbiano un reale vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza. La risposta è affermativa: i leader registrano tassi di crescita due o tre volte superiori rispetto alle altre aziende, con tassi di conversione decisamente più alti. Roberto Vismara sottolinea che un alto livello di maturità nel commercio unificato offre un significativo vantaggio competitivo.

    La maturità non si misura solo sulla disponibilità di determinate funzionalità, ma anche sulla profondità e completezza con cui vengono utilizzate. Un’area critica è il Fulfillment and Promising, dove il livello di maturità è mediamente più basso rispetto ad altre aree funzionali.

    I brand della moda fanno scuola

    Marchi come Gucci e Calzedonia/Oniverse si distinguono per l’engagement del cliente fin dalle prime fasi del contatto, mentre brand come Moncler e Valentino eccellono nel coinvolgimento. Benetton e Dolce&Gabbana sono noti per l’efficacia nel post-vendita e nelle soluzioni di packaging sostenibile.

    Tecnologia e sostenibilità rivestono un’importanza crescente nelle aspettative dei consumatori. L’integrazione di pratiche sostenibili e l’adozione di tecnologie avanzate migliorano l’esperienza del cliente e rafforzano la lealtà al brand. In particolare, i clienti italiani apprezzano il supporto personalizzato e un customer service efficace, visto come un fattore chiave di fidelizzazione. L’innovazione tecnologica, portata dall’intelligenza artificiale, permetterà un’evoluzione nel servizio di assistenza, con MaxMara e Prada che al momento registrano le migliori performance in questo ambito.

    Adolescenti in difficoltà per disagio psicologico e bassa autostima

    In 1 anno di lavoro nel contesto ospedaliero Fondazione Soleterre ha preso in carico 70 pazienti con una media di 5,8 casi al mese, di cui il 37% appartiene alla fascia d’età adolescenziale (14-18 anni).

    Le sintomatologie che hanno richiesto valutazione o presa in carico psicologica sono state differenti. Da casi di ansia e attacchi di panico (10%), anche in pazienti di età inferiore ai 10 anni e per situazioni legate ad agiti aggressivi o tentativi di suicidio, a sintomi fisici (intorpidimento degli arti, tosse psicogena, cefalea tensiva, simil crisi epilettiche) per i quali non sono state individuate cause organiche, ma fattori psicologici.
    Sono tanti i ragazzi e le ragazze che oggi soffrono di disturbi psicologici. Lo confermano i dati raccolti da Fondazione Soleterre con l’obiettivo di fornire un sostegno psicologico ai pazienti pediatrici e alle loro famiglie.

    Inadatti ad affrontare le sfide quotidiane

    Sul fronte adolescenti emerge che 1 ragazzo su 2 sente di non stare bene perché non riesce o non si sente adatto ad affrontare le sfide quotidiane.
    Gli adolescenti intervistati mostrano infatti di vivere una condizione di disagio psicologico, caratterizzata principalmente da depressione, ansia, problemi familiari, scarsi autostima e benessere.

    Preoccupante, in particolare, come il 27% degli adolescenti intervistati presenti sintomi depressivi (21% con particolare difficoltà e presenza clinicamente significativa), nel 35% si riscontrano sintomi ansiosi (24% con presenza clinicamente significativa).
    Un 13% ha problemi famigliari ma prevalgono su questi i conflitti personali (24%).

    Meccanismi pericolosi

    “Una situazione che spesso comporta auto invalidazione fino a meccanismi di ‘autodistruzione’ – afferma Damiano Rizzi, fondatore e Presidente di Fondazione Soleterre -. Da questo punto di vista si tratta di una vera e propria emergenza psicologica, che sposta l’attenzione non tanto sulle capacità cognitive quanto sulle dinamiche di disagio emotivo dei giovani. Il 51% dei ragazzi che abbiamo incontrato ha dichiarato di avere scarsa o nulla autostima, appunto, fattore che impedisce ai giovani di affrontare non tanto la maturità, a cui ci si prepara con cura, ma più in generale ‘la loro vita’. Le sfide quotidiane appaiono insormontabili. Il compito di noi adulti è di dare gli strumenti utili per muoversi in autonomia nel mondo”.  

    Anche la scuola è fonte di stress

    Molti adolescenti, poi, affermano di non essere in grado di affittare una casa, pagare una bolletta, aprire un mutuo, e questo rende la scuola ‘inutile’ ai loro occhi e il futuro preoccupante e inaffrontabile in autonomia.
    Insomma, anche la scuola spesso è fonte di frustrazione e stress per studenti e studentesse.

    Lo stress correlato alla scuola è inoltre amplificato dalla mancata validazione dei loro bisogni da parte degli adulti, sia genitori sia insegnanti, e dall’inadeguatezza del corpo docente nel gestire le dinamiche relazionali all’interno della scuola.
    È quindi sempre più evidente come sia necessaria la presenza di uno psicologo di base, che possa occuparsi della salute mentale in ottica di prevenzione.

    Campionati Europei di calcio 2024: quali sono i pronostici degli italiani?

    Dopo l’edizione itinerante del 2021, nel 2024 il Campionato Europeo di calcio, torna a essere organizzato da un solo Paese ospitante. E come previsto dal calendario di UEFA Euro 2024, dal 14 giugno al 14 luglio la Germania vede le 24 Nazionali protagoniste contendersi la vittoria della coppa UEFA in dieci dei più grandi stadi tedeschi, Berlino, Colonia, Monaco di Baviera, Francoforte, Amburgo, Dortmund, Lipsia, Gelsenkirchen, Stoccarda e Düsseldorf. 

    La 17ª edizione degli Europei è uno degli eventi sportivi più importanti al mondo, e a tre anni dalla storica vittoria a Wembley, il ricordo è ancora vivo nella mente degli italiani. Così come la delusione per la mancata qualificazione ai successivi Mondiali del 2022. Ma cosa pensano gli italiani di questi Europei? Gli Azzurri saliranno sul podio?

    Solo l’8,4% si attende la vittoria finale

    Il team Public Affairs di Ipsos ha sondato l’interesse degli italiani per questi Europei 2024. E nonostante il clima non sia particolarmente ottimista, gli Europei si confermano un evento di grande interesse per il Paese, con il 61% degli italiani intenzionato a seguire almeno una partita (quota che aumenta all’86,5% tra gli appassionati di calcio). Intanto, la Nazionale di Calcio italiana, guidata da Spalletti, è stata tra le prime squadre a scendere in campo nel match contro l’Albania sabato 15 giugno alle 21, vinto 2 a 1 dagli Azzurri.

    Quanto alle reali aspettative sulla Nazionale italiana, solo l’8,4% degli intervistati pronostica la vittoria finale, percentuale che sale all’11% tra gli appassionati di calcio. C’è comunque molta incertezza, tanto che il 36% preferisce non sbilanciarsi.

    Una Nazionale meno forte di quella del 2021

    Curiosamente, i tifosi più ottimisti sono quelli della Roma (più di uno su cinque crede nella vittoria), mentre i più pessimisti sono i laziali (solo il 5%).
    Ma di fatto, la maggioranza degli appassionati di calcio (52%) ritiene che questa Nazionale sia meno forte di quella che trionfò nel 2021.

    Tra i singoli giocatori, tre nomi emergono su tutti. Gianluigi Donnarumma, Nicolò Barella e soprattutto Federico Chiesa sono considerati i più forti dagli italiani. In attacco, Gianluca Scamacca sembra prevalere di poco sui rivali e, insieme a Nicolò Fagioli e Davide Frattesi, è indicato come potenziale sorpresa del torneo.
    Occhi puntati anche su Riccardo Calafiori, Federico Dimarco e Federico Gatti, da cui ci si aspettano prestazioni di gran livello.

    Cauti, ma pronti ad appassionarsi

    Insomma, dopo il trionfo di Wembley, l’Italia spera in un nuovo riscatto dopo la delusione del Mondiale qatariota 2022. 

    Gli italiani sono cauti, ma pronti ad appassionarsi ancora una volta. Il calcio, specialmente in occasione di questi eventi, conferma la sua capacità di unire il Paese, abbattendo stereotipi. Secondo Ipsos, infatti, oltre il 50% delle donne si dichiara interessata e seguirà le partite. Ed è un interesse, quello per le partite degli Azzurri, che attraversa generazioni, aree geografiche, strati sociali e condizioni economiche.

    Elezioni europee e campagne social: i “gruppi coordinati” inquinano il voto?

    Cos’è il ‘comportamento coordinato’ degli utenti in rete? E in che modo può inquinare i dibattiti politici online, soprattutto nei periodi di campagna elettorale?
    In vista delle elezioni europee, l’Istituto di informatica e telematica del Cnr di Pisa (Cnr-Iit) ha condotto uno studio insieme a Università di Padova e Università di Abu Dhabi proprio sui gruppi coordinati e sulla capacità di orientare le opinioni degli utenti in rete.

    Le campagne sui social media negli ultimi anni si sono rivelate il principale strumento per plasmare l’opinione pubblica, raggiungendo un vasto numero di persone, cittadini, elettori, con l’intenzione di manipolarne scelte e decisioni. Questo tipo di comunicazione spesso si basa su un mix di account veri e falsi che lavorano in modo coordinato su larga scala per diffondere efficacemente, e a grande velocità, contenuti falsi o comunque di parte, sfruttando una dinamica ‘paritaria’ tra le persone.

    Individuare le comunità che orientano il dibattito

    La novità dello studio consiste nell’avere analizzato il fenomeno attraverso l’uso di reti temporali, analizzando cioè come variano i comportamenti online nel corso del tempo, al fine di individuare le comunità di utenti che compiono azioni coordinate per ‘orientare’ il dibattito.

    “I metodi di studio più avanzati che vengono utilizzati per rilevare i comportamenti coordinati sui social media di solito eseguono analisi statiche – spiega Stefano Cresci del Cnr Iit -. La nostra analisi, invece, si è basata sull’evoluzione del dibattito nel tempo: in particolare, ci siamo concentrati sull’uso della piattaforma Twitter, ora X, durante due recenti elezioni politiche, quella del 2019 in Uk e quella per l’elezione del Presidente degli Stati Uniti nel 2020”.

    Quando i Laburisti ‘sottraevano’ utenti ai Conservatori su Twitter

    “Questo nuovo approccio ci ha dato risultati molto interessanti -, aggiunge Serena Tardelli ricercatrice Cnr-Iit e prima autrice dello studio -. L’analisi ha permesso di studiare il modo in cui alcuni utenti si sono spostati da una parte all’altra dello spettro politico proprio nelle settimane precedenti il voto. Ad esempio, abbiamo visto che nel caso delle elezioni UK le comunità di Laburisti hanno via via ‘sottratto’ utenti a quelle dei Conservatori, per tutta la durata del dibattito”.

    Diverse tipologie di comportamento

    Lo studio ha rilevato poi che esistono tipologie di utenti con comportamenti molto diversi tra loro, riporta Askanews. 

    “Ci sono, ad esempio, gli indecisi, che non si legano a nessun partito, i fedelissimi che al contrario non si muovono mai dalla loro comunità di riferimento, e quelli che vengono convinti, cioè che si spostano da una comunità ad un’altra senza più andarsene – prosegue Cresci -. La nostra metodologia consente, quindi, di studiare molto meglio l’evoluzione dei dibattiti online e magari in futuro, sarà anche possibile predire dove penderà l’ago della bilancia politica, almeno per quel che riguarda i dibattiti sui social”.

    GenZ e Millenial: un confronto su  AI generativa, lavoro, cambiamento climatico

    Ancora poco sfruttata sul lavoro, l’Intelligenza artificiale generativa (Generative AI), è percepita in maniera diversa tra chi la utilizza molto e chi non ha grande dimestichezza con questa novità. Intervistati sulle sue potenziali applicazioni, secondo il 47% della GenZ e il 39% dei Millennial questa innovazione può aiutare a ‘liberare tempo e migliorare il work-life balance’. Ma interrogati su quali emozioni susciti in loro la GenAI, il 29% dei GenZ esprime ‘incertezza’, il 28% ‘fascinazione’ e il 22% ‘eccitazione’. Più tiepido il giudizio dei Millennial, per il 33% ‘incerti’, 21% ‘affascinati’ e 17% ‘confusi’.

    Sono alcuni risultati della Deloitte 2024 ‘GenZ e Millennial Survey’, la ricerca globale che offre un’analisi approfondita di percezioni e aspettative dei giovani in 44 Paesi in merito all’Intelligenza artificiale generativa, il cambiamento climatico e il caro vita.

    AI generativa: oltre ai vantaggi emergono anche alcuni timori

    Il 46% dei GenZ e il 41% dei Millennial pensa però che la GenAI potrebbe ‘richiedere una riqualificazione professionale e impattare sulle decisioni di carriera’, mentre il 55% della GenZ e il 52% dei Millennial pensa che la GenAI potrebbe ‘causare l’eliminazione di posti di lavoro’.

    Inoltre, meno della metà dei giovani (43%  GenZ e 34% Millennial) pensa che il proprio datore di lavoro li stia adeguatamente formando sulle potenzialità, sui vantaggi e sul valore della GenAI.
    E se work-life balance, salute mentale e lavoro da remoto sono priorità nella scelta del lavoro, GenZ e Millennial attribuiscono grande importanza anche al ‘purpose’,  l’insieme di valori che caratterizzano l’azienda e e che danno ‘un senso’ al di là della retribuzione economica.

    Il valore del “purpose” 

    Per i giovani il ‘purpose’ ha un valore e un ruolo molto più significativo di quello che veniva attribuito dalle generazioni precedenti.
    Ma gli intervistati italiani, e in particolare i Millennial, risultano meno ottimisti riguardo alla situazione economica e sociale rispetto allo scorso anno. Solo il 16% della GenZ e l’11% dei Millennial prevede un miglioramento della situazione economica generale.

    Anzi, in continuità con l’anno passato, la prima preoccupazione per GenZ e Millennial è il costo della vita (35% GenZ e 43% Millennial).

    Climate change e disoccupazione due sfide prioritarie

    Rimane prioritaria anche la sfida del cambiamento climatico (33% GenZ e 32% Millennial) e quella della disoccupazione (21% GenZ e 20% Millennial).
    Ma se i giovani italiani, in generale, sono meno ottimisti della media globale per quanto riguarda lo scenario economico e sociale, sull’ambiente, invece, risultano particolarmente fiduciosi riguardo alla possibilità di fare la differenza e di influenzare il resto della società.

    Sull’ambiente, riporta Adnkronos, il 62% della GenZ e il 53% dei Millennial ritiene di avere un’influenza moderata o significativa. Così è anche per la salute mentale (60% GenZ, 49% Millennial) e l’uso etico della tecnologia (52% GenZ, 45% Millennial). Temi sui quali i giovani si sentono pronti a guidare il cambiamento.

    Servizi digitali: l’Italia accelera sulle pubbliche amministrazioni

    Nel 2023 l’Italia ha spinto l’acceleratore sui servizi digitali della Pubblica Amministrazione. Ad esempio, i pagamenti online verso gli enti pubblici hanno registrato un +6,4% rispetto al 2022, la prenotazione online delle visite mediche +7,9%, mentre l’acquisto online di biglietti del trasporto pubblico locale è cresciuto del +7,1%.

    Oltre a confermare il primato del nostro Paese rispetto all’uso dell’identità digitale, questi numeri evidenziano il deciso balzo in avanti di alcuni servizi della Pubblica Amministrazione.
    È quanto emerge dalla seconda edizione del Consumer Digital Empowerment Index, lo studio di ricerca che rientra fra le iniziative del Consumer Empowerment Project (CEP), il progetto condotto da Euroconsumers in partnership con Google.

    “Il livello complessivo di empowerment è salito del 3% rispetto al 2022”

    L’indice, la cui prima edizione è stata pubblicata a novembre 2022, mira a quantificare il modo in cui i servizi digitali contribuiscono all’empowerment dei consumatori nella loro vita quotidiana, attraverso un’analisi condotta in dieci Paesi europei, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia.

    “L’Index annuale – ha commentato il Sottosegretario all’Innovazione tecnologica e transizione digitale, Alessio Butti – offre molti spunti di riflessione ed evidenzia come, nonostante le resistenze e i ritardi scontati dal nostro Paese nella digitalizzazione delle abitudini di consumo, il livello complessivo di empowerment sia salito di 3 punti rispetto al 2022”.

    Identità digitale: un volano per il lancio dell’IT Wallet

    Si tratta di “Una testimonianza inequivocabile della spinta propulsiva che questo Governo sta dando alle politiche di trasformazione digitale – ha aggiunto Butti -. In particolare, riscontriamo un’ottima performance dell’Italia rispetto all’uso dell’identità digitale per accedere ai servizi digitali della PA, soprattutto grazie alle azioni messe in atto nell’ultimo anno per rendere più semplice l’uso online della Carta d’Identità Elettronica (Cie) a vantaggio dei cittadini. Si tratta di un volano fondamentale per il lancio, nei prossimi mesi, dell’It Wallet, uno strumento caratterizzato da alta affidabilità, sicurezza, e che vogliamo rendere disponibile in anticipo rispetto al wallet europeo”.

    Uno strumento per misurare l’impatto della digitalizzazione sulle abitudini di consumo

    “Il Consumer Digital Empowerment Index ha l’ambizione di proporsi come uno strumento affidabile e scientificamente robusto per misurare l’impatto della digitalizzazione sulle abitudini di consumo – ha sottolineato Marco Scialdone direttore del CEP, come riporta Adnkronos -. I risultati sono a disposizione della comunità scientifica e di ogni stakeholder pubblico e privato, affinché i dati siano sempre il punto di partenza per ogni riflessione sul digitale nella vita dei consumatori”.

    Mutui: nel 1° trimestre 2024 richieste a +1,9%

    Dopo anni in cui il comparto dei mutui immobiliari registrava segnali di prudenza da parte delle famiglie, il primo trimestre 2024 segna un’inversione di tendenza, con un +1,9% rispetto allo stesso periodo del 2023. E nel solo mese di marzo la domanda di mutui sfiora il +7% (+6,9%), segnale di una situazione di mercato più favorevole.
    Secondo il Sistema di Informazioni Creditizie EURISC, però, a fronte di un calo del – 23,8% per i mutui nel 2023, le surroghe sono cresciute del 5,5%.

    Si registrano poi i primi segnali di stabilizzazione nella crescita dell’importo medio, che si attesta a 144.213 euro. Considerato anche l’aumento dei tassi di interesse operato dalla BCE, l’importo medio richiesto rimane pressoché stabile: -0,8% nel I trimestre 2024 e +0,3% a marzo 2024 rispetto agli stessi periodi del 2023. 

    I primi effetti della Direttiva europea EPBD

    “In questo primo trimestre dell’anno si incominciano a vedere gli effetti della Direttiva europea EPBD, Energy Performance of Building Directive, che come obiettivo ha quello di ridurre progressivamente le emissioni di gas a effetto serra e i consumi energetici nell’edilizia entro il 2030 – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF -. A tal proposito, gli istituti di credito offrono già tassi agevolati per i nuovi mutui, siano essi richieste di surroga oppure immobili a elevata efficienza energetica. Infine, le previsioni di mercato fissano per giugno 2024 un abbassamento dei tassi, e tale scenario solleverà ulteriormente i mutuatari, riducendo la pressione e contribuendo a stabilizzare la situazione finanziaria”.

    La classe d’importo tra 100.000 e 150.000 euro resta la soluzione preferita

    Per quanto riguarda la distribuzione per fascia di importo, nel primo trimestre del 2024 le richieste di mutuo per importi compresi tra 100.000 e 150.000 euro restano ancora la soluzione preferita dalle famiglie italiane per il 30,1% del totale, un dato sostanzialmente in linea con il corrispondente periodo del 2023. 

    A seguire la scelta si direziona sulla classe di importo 150.000-300.000 euro per il 26,8% dei richiedenti.

    Oltre 8 richieste su 10 prevedono piani di rimborso superiori a 15 anni

    Dall’analisi della distribuzione delle richieste per durata emerge poi che il 36,5% del totale richiede mutui di 25-30 anni. In generale, oltre 8 richieste su 10 prevedono piani di rimborso superiori a 15 anni, a conferma della propensione delle famiglie a privilegiare soluzioni di pagamento che pesino il meno possibile sul bilancio, e che permettano di assolvere a eventuali spese impreviste.
    Anche la domanda per classi di età si mantiene pressoché stabile rispetto allo stesso trimestre del 2023.

    Infatti, continua a essere la fascia di età compresa tra i 25-44 anni quella a maggiore incidenza (61,2% del totale), grazie ai piani di rimborso dilazionati e inferiori ai 150.000 euro. A questa segue la fascia 45-54 anni, che rappresenta quasi una richiesta su 4 (23,4%).

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